domenica 18 novembre 2018

NOVEMBRE DA FAVOLA


I racconti di Dana.

Ancora un delizioso racconto, questa volta su Novembre, questo mese di passaggio verso il freddo Inverno...

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Era novembre, considerato il mese più triste, ma non per me.

La ricorrenza della festa dei Morti, forse lasciava a tutti quell'impressione, ma già quel momento, per come me lo faceva vivere nonna, non mi pareva triste per niente, figuriamoci il resto.
Da ogni parte uno sfolgorio di colori che andavano dal rosso, al mattone, al giallo forte... le foglie cadevano volteggiando come farfalle.. una vita che finiva e un'altra ne iniziava, nei campi marrone scuro scuro, già seminati di grano.
L'erba verdissima, feroce, fresca sempre al tatto, e il muschio sui tronchi d'albero e negli anfratti dei fossi più ombrosi, mi preparava al Natale, vera nascita e rinascita che da lì a poco avrebbe catturato e enfatizzato tutti i miei pensieri.

I cieli eran pieni di uccelli che turbinavano in voli che facevano alzare il capo e trattenere il fiato per la bellezza che emanavano. Volavo anch'io con loro e mi perdevo nelle giornate di sole pallido che ancora però scaldava in alcuni momenti del giorno.

Il freddo si faceva sentire, ma mi piaceva, e non mi tratteneva dai miei giri. Le gote mi si imporporavano e andavo e venivo da casa per riscaldarmi al fuoco che nonna aveva acceso già dalle giornate di ottobre.

Andava sempre il fuoco in quei giorni e io mi soffermavo incantata ad osservare le fiamme , giustamente rosso fuoco, che saltellavano come spiritelli nel camino, e le scintille che salivano e che per rimanere in tema da favola, si chiamavano streghe.

Novembre è una favola pensavo fra me.
L'oscurità delle case rischiarate dal camino acceso, la pentola che sobbolle sul fornello con le castagne , fuori colori che spaccano il cielo e accendono giorni dove invece la luce si affievolisce sempre più , fino a che diventa predominante la notte.

Anche il giallo della polenta che nonna portava in tavola mi pareva una benedizione.. giallo come il sole che lasciava il posto alle giornate buie, ecco mi pareva di avere il sole sulla tovaglia.. e nonna con cura ne affettava una fetta, di questo sole bollente, e me la metteva nel piatto...

Mangiavo il sole a novembre, con un piccolo intingolo o con un'aringa affumicata cotta alla brace sul treppiedi, e lo mangiavo con i miei vecchi intorno e il bracere fra le gambe sotto la tavola .
Non c'era altro in casa, ma quel sole di farina scaldava gli animi come quello d'agosto pensavo e mentre ringraziavo per ciò che avevo.. l'insieme era la cosa più importante .. riconoscevo che il mese era uno dei più belli in assoluto, che ti regalava un'intimità con gli altri e con te stessa che ci voleva per arrivare ad una intimità più profonda che si sarebbe palesata solo il mese dopo con la nascita famosa che avrebbe riempito il mio piccolo cuore e quello di tutti.

Il bosco fiammeggiante è quello della Margine.

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