Il mestiere di coltivare la terra è uno dei più antichi del mondo ed ha costituito il secondo stadio culturale della storia dell’umanità, cioè il passaggio da una cultura di cacciatori-raccoglitori di frutti spontanei a quella di coltivatori-allevatori.
Con questo blog, io vi voglio far conoscere la cultura e la lingua italiana nel mondo, giacché l'Italia è una grande potenza culturale, troppo spesso inconsapevolmente...
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sabato 7 gennaio 2017
domenica 16 ottobre 2016
LA VITE
Parlare della vite non è cosa semplice, perché ci troviamo davanti a un argomento di vaste proporzioni. Si tratta di una pianta che non manca in nessun vecchio orto, curato come albero da frutto. Coltivare nell’orticello casalingo qualche pianta di vite è cosa gradita che dà gioia, così come ne dette al patriarca Noè, il quale, secondo la Bibbia, fu il primo a piantare la vite. Sembra che la vite sia comparsa nell’Era Terziaria, mentre la sua diffusione nel mondo è legata a motivi religiosi. Infatti, presso gli antichi Greci e Romani, le divinità Dionisio e Bacco erano protettori dei dolci grappoli e del non meno gustoso succo. In Egitto vi era invece la dea Hathor. I Romani ebbero un culto sacro per la vite (“sacra vitis”) e presero la consuetudine di Nabucodonosor di Babilonia di versare fiumi di vino durante i sacrifici religiosi. Così se si doveva purificare un campo da coltivare per la prima volta, l’agricoltore romano vi versava molto vino. È stato il cristianesimo a contribuire alla diffusione della vite in tutto il mondo, in quanto il vino è elemento essenziale nella celebrazione del sacrificio della S. Messa. La vite si espandeva di pari passo col progredire della evangelizzazione. I monasteri ebbero un’importanza determinante in questa opera; la regola di san Benedetto prevede che si debba bere il vino e furono i benedettini a svolgere l’opera di diffusione in tutta l’Europa. Tuttora esistono vigneti lussureggianti annessi a famose abbazie. Oggi la vite e il vino sono diventati un fatto culturale e di costume.
Le qualità di uva ottenute dalla coltivazione sono numerose, tutte con proprie caratteristiche distinte per sapore, colore, produzione, resistenza e precocità. Viti da vino e viti da tavola, viti nere e viti bianche, viti europee e viti americane, viti spontanee e ibride. Alla cura per la vite si aggiunse presto la cura e l’arte per una giusta vinificazione, perché ci si accorse presto che il gusto del vino dipende dalla varietà della vite, dal terreno dove cresce, dal sole che prende, dalla maturazione che riesce a raggiungere, dalla fermentazione del succo ottenuto, dai vasi in cui vive, dai sapori estranei che possono entrarvi, dal contenuto zuccherino e quindi alcolico ecc… La vite ha fusto esile, molto ramificato, rampicante, foglie palmate, infiorescenze a grappolo, frutto a bacche raccolte a grappolo. Mentre però la vite europea è quella spontanea di antica origine, diffusa nelle nostre zone almeno dal tempo di Noè, la vite americana è stata importata alla fine dell’800 dal Nord America. Per la scelta delle varietà è di grande importanza la situazione climatica: in genere la vite esige temperature variabili tra i 16 e i 20 °C per la fioritura, i 18 e i 23 °C per la maturazione e può essere seriamente danneggiata sia dal freddo eccessivo che può farla morire, sia da eccessi di pioggia durante la fioritura che possono comprometterne la produzione. Ecco perché ogni regione vanta le sue varietà, perché ogni varietà esige la propria regione: non potresti coltivare, se non con molte difficoltà, marsala nel Trentino o merlot in Sicilia. Ma questo lo sa ogni agricoltore e ogni coltivatore.
Il terreno migliore per la vite è quello collinare, ben drenato, perché la vite rifugge da eccessiva umidità e da acqua che ristagni; profondo, fresco, né troppo acido né troppo alcalino, ma sufficientemente calcareo e va ben lavorato. Un buon vino è dato da una bella uva, per questo è della massima importanza coglierla al momento giusto: non prima, perché il vino risulterebbe acido, non dopo, perché si perderebbe una certa quantità di prodotto. L’uva deve essere raccolta e vinificata quando è sufficientemente dolce, perché è la parte zuccherina che si trasforma in alcol e, si sa, il contenuto alcolico è la base di un vino generoso.
lunedì 5 ottobre 2015
L'eccezionale patrimonio agroalimentare italiano.
All'interno dell'eccezionale patrimonio agroalimentare italiano, l'agricoltura biologica rappresenta sempre di più un elemento di successo godendo, peraltro, di ottima salute in termini di resa. Superfici, produttori, punti vendita della distribuzione al dettaglio e della ristorazione: tutti gli indicatori sono risultati in crescita anche per il 2014. Il trend che più sorprende arriva dal mercato finale che giustifica l’impulso registrato sui numeri chiave della filiera: la domanda di prodotti a marchio bio cresce ininterrottamente dal 2005.
Il settore agroalimentare biologico continua a mostrare un grande potenziale che va anche al di là dei confini nazionali: anche l’export è in forte crescita.
Nel 2014 le vendite di prodotti agroalimentari italiani certificati bio all’estero sono state pari a 1,4 miliardi di euro. Forte è la propensione all’export agroalimentare delle imprese del bio: il fatturato che raggiunge i mercati internazionali rappresenta il 24% (a fronte di un 18% registrato dalle imprese agroalimentari italiane nel complesso). Ciò che contraddistingue le imprese bio è anche la capacità di essere presenti sui mercati internazionali: l’80% delle imprese ha realizzato vendite all’estero nel corso del 2014.
Il "bio" è cioè un comparto in crescita costante che oggi, con oltre 55mila operatori che investono l'11% della superficie agricola nazionale (1,4 milioni di ettari), colloca l'Italia tra i principali leader internazionali del metodo biologico. Accanto alla crescita produttiva c'è anche quella "a tavola", con le vendite di prodotti bio che aumentano ormai ininterrottamente dal 2006, dimostrando un andamento del tutto anticiclico. Se infatti nell'ultimo anno i consumi alimentari italiani si sono ridotti dello 0,2%, l'apprezzamento delle famiglie per i cibi biologici non si è arrestato, tanto che il valore della spesa bio è cresciuto dell'11%.
I numeri arrivano da Sana di Bologna, il salone internazionale dedicato al mondo dell’agroalimentare biologico e del naturale, che conferma la leadership italiana in Europa, con il 10,8% delle superfici agricole dedicate, in costante aumento dal 2011, quando gli ettari sfioravano gli 1,1 milioni di euro e con più di 55mila operatori, tra aziende agricole e industria della trasformazione per un totale di settore che supera i 3,8 miliardi. Di questi 2,4 sono generati sul mercato italiano e 1,4 dipendono dall’export.
“Numeri importanti - evidenzia Dino Scanavino, presidente della Cia, Confederazione italiana agricoltori - che premiano gli sforzi e i sacrifici degli agricoltori i quali, attraverso la produzione biologica, diventano protagonisti nei processi di valorizzazione territoriale e di conservazione e implementazione della sostenibilità ambientale”.
In più, la concomitanza tra il Salone del Biologico di Bologna ed Expo, di cui ha ottenuto il patrocinio ufficiale e con cui è in stretta connessione tematica e logistica, rappresenta per gli operatori italiani un'ulteriore chance per incontrare consumatori e stringere nuove relazioni commerciali. “Un'occasione importante - ha detto Scanavino - per dare la possibilità alle nostre aziende di essere protagoniste con i loro prodotti, e incontrare buyer provenienti da tutto il mondo”. Lo scorso anno 620 espositori (+ 10% Italia e +40% estero) si sono confrontati con 43.768 visitatori professionali registrando un +36% sui risultati 2013 e con 1500 buyer provenienti da Paesi esteri.
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