martedì 24 ottobre 2017

CHE COS’È L’AUTUNNO?


C'era una volta un albero molto giovane che non sapeva che cosa fosse l'autunno. Una mattina vide una cosa molto strana: le rondini si stavano preparando a partire. Perché se ne vanno? - chiese l'albero a uno scoiattolo.

Non sopportano il freddo - gli spiegò l'animaletto - . Sai com'è: è in arrivo l'autunno con le piogge e il vento; poi giungerà l'inverno e ci sarà gelo dappertutto.

Ma come faremo noi che non sappiamo volare?

Oh, io me ne starò al calduccio a casa mia e tu cadrai in letargo.

Che cosa vuol dire? 

Penso che sia come dormire - rispose lo scoiattolo e se ne andò.

Chiederò spiegazioni a un gatto - disse tra sé l'albero, i gatti sicuramente lo devono sapere, perché non fanno altro che dormire.

Passava di lì giusto un gatto e l'albero ne approfittò subito: Ehi, tu, quando dormi vai per caso in letargo?

E come fai? 

Semplice - rispose il gatto - . Giro tre volte su me stesso, mi acciambello e chiudo gli occhi. 

Sarà - pensò l'alberello. Tentò di girarsi, di acciambellarsi e di chiudere gli occhi, ma non ci riuscì. Deve esserci un altro sistema pensò, - Lo chiederò al ghiro.

Beh - gli disse il ghiro tra uno sbadiglio e l'altro - prima devi mangiare tantissimo e diventare grasso, poi ne riparleremo.

L'albero cercò di mangiare il più possibile, ma non ingrassava neppure di un etto. Svegliò ancora il ghiro per chiedergli qualche precisazione e questi gli disse: Cerca di respirare non più di otto volte al minuto. Quando diventerai freddo, il tuo cuore dovrà battere molto lentamente.

Probabilmente questo era un ottimo sistema per il ghiro, ma il povero albero non riusciva a fare cose così difficili. Intanto le giornate si erano fatte più fredde; la pioggia cadeva e la nebbia avvolgeva i rami dell'alberello. - Morirò dal freddo - pensò l'albero e, mentre cercava una soluzione al suo caso disperato, sentì che gli occhi si chiudevano. Senza pensarci, chiuse istintivamente i piccoli tubi entro i quali passava il suo sangue e si addormentò. Le foglie caddero a terra a una a una e l'albero rimase nudo.

R. Schiavo-Campo

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