Dire che ebbe una infanzia difficile è dire poco. La mamma friulana Elisabetta Costa (ragazza madre), lo ebbe in Svizzera, e subito lo diede in affidamento (sia pure non legalmente) ad una famiglia del luogo. Poi la mamma si risposò con Bonfiglio Laccabue che successivamente gli diede il nome, ma nel frattempo il piccolo Antonio entrava ed usciva dai collegi ove era spesso espulso per la cattiva condotta. Nel 1913 la mamma Elisabetta morì (con tre dei suoi figli, a causa di intossicazione alimentare), e Antonio, crescendo e non modificando il suo modo di essere, dopo aver avuto l'esperienza del manicomio, fu addirittura espulso dalla Svizzera. Fu esiliato a Gualtieri ove continuò la vita alla giornata, da randagio, facendo mille lavori, ma sempre coltivando la sua innata passione per il disegno e per gli animali.