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mercoledì 2 novembre 2016

"IL GIORNO DEI MORTI" DI GIOVANNI PASCOLI





"Rimangano rimangano questi canti sulla tomba di mio padre! ... Sono frulli d'uccelli, stormire di cipressi, lontano cantare di campane: non disdicono a un camposanto. Uomo che leggi, furono uomini che apersero quella tomba. E in quella finì tutta una famiglia. E la tomba è greggia, tetra, nera. Ma l'uomo che da quel nero ha oscurata la vita, ti chiama a benedire la vita, che è bella, tutta bella; cioè sarebbe; se noi non la guastassimo a noi e agli altri". Così inizia la prefazione che Giovanni Pascoli (1855 - 1913) premise nel 1894 alla terza edizione del suo primo libro di poesie, Myricae.
Evidentemente il poeta vuole preannunciare senza equivoci quello che ad una semplice lettura appare come il carattere dominante della raccolta: il tema mortuario, solo in parte bilanciato, come indica il seguito della prefazione, da quello di una natura materna e rasserenatrice... Ma altrettanto esplicita è la scelta di introdurre a partire da questa stessa edizione la raccolta con un nuovo testo, Il giorno dei morti, eccezionalmente lungo (212 versi) e posto in particolarissima evidenza: precede addirittura la pagina che reca il titolo complessivo del libro.
Il giorno dei morti è un componimento di notevole interesse, anche per valutare quanto profondamente inquietante e radicato sia nel poeta il suo personalissimo "mito" della morte. I morti della famiglia, a cominciare naturalmente dal padre assassinato, più la madre e vari fratelli e sorelle, stanno nel camposanto morti sì ma, nella fantasia ossessiva del poeta, misteriosamente coscienti, consapevoli e attenti a ciò che accade nel mondo dei vivi, ancora in un certo senso vivi, ma solo di dolore. Così sembra a Pascoli di vederli:

Io vedo, vedo, vedo un camposanto,
oscura cosa nella notte oscura:
odo quel pianto della tomba, pianto
d'occhi lasciati dalla morte attenti,
pianto di cuori cui la sepoltura lasciò,
ma solo di dolor, viventi.

E in un giorno dei morti battuto dalla pioggia essi si stringono assieme, come a ricostituire sottoterra un'unità familiare, quella vera, più profonda.

Stretti tutti insieme,
insieme tutta la famiglia morta,
sotto il cipresso fumido che geme,
stretti così come altre sere al foco.

Si parlano l'un l'altro, si rivolgono al poeta, ma soprattutto incessantemente piangono, piangono per lamentare la condizione di oblio, di abbandono in cui si sentono lasciati.
E qui appare l'aspetto più inquietante appunto della fantasia mortuaria pascoliana: i morti abbandonati, indifesi, disperati, sono però qualcuno a cui ci si rivolge per cercare protezione, o meglio riconciliazione, se non perdono. Per quale colpa? Quella di essere vivi. Questo in fondo è l'animo con cui il pensiero di Giovanni Pascoli si rivolge al congiunto che un giorno sotterra, al verno, si risvegliò dal sogno della vita.

2 Novembre: COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI_Tradizioni

Tradizioni
In America Centrale

Nei paesi dell'America Centrale è consuetudine, oltre a visitare i cimiteri, addobbare le tombe con fiori, oltre che depositare sulle stesse giocattoli (nel caso in cui il defunto sia un bambino) o alcolici.

In Messico, in alcune abitazioni, è ancora consuetudine preparare l'altare dei morti: tale manufatto viene arricchito con immagini del defunto, una croce, un arco e incenso. Ciò in quanto il credo popolare pensa che, durante tale giorno, lo spirito dei defunti venga a trovare i loro cari. Questo altare servirebbe a favorire tale ritorno.

Nelle Filippine
In questo paese asiatico è consuetudine abbellire le tombe dei propri cari, oltre che offrire preghiere per tutti i defunti.

In Italia
È consuetudine, nel giorno dedicato al ricordo dei defunti, visitare i cimiteri locali e portare in dono fiori e lumini sulle tombe dei propri cari.
In molte località italiane è diffusa l'usanza di preparare alcuni dolciumi, chiamati infatti dolci dei morti, per celebrare la giornata. In Sicilia durante la notte di Ognissanti la credenza vuole che i defunti della famiglia lascino dei regali per i bambini insieme alla frutta di Martorana e altri dolci caratteristici.
Nella provincia di Massa Carrara la giornata è l'occasione del bèn d'i morti, con il quale in origine gli estinti lasciavano in eredità alla famiglia l'onore di distribuire cibo ai più bisognosi, mentre chi possedeva una cantina offriva ad ognuno un bicchiere di vino; ai bambini inoltre veniva messa al collo la sfilza, una collana fatta di mele e castagne bollite.
Nella zona del monte Argentario era tradizione cucire delle grandi tasche sulla parte anteriore dei vestiti dei bambini orfani, affinché ognuno potesse metterci qualcosa in offerta, cibo o denaro. Vi era inoltre l'usanza di mettere delle piccole scarpe sulle tombe dei bambini defunti perché si pensava che nella notte del 2 novembre le loro anime (dette angioletti) tornassero in mezzo ai vivi.
Nelle comunità dell'Italia meridionale dell'Eparchia di Lungro e dell'Eparchia di Piana degli Albanesi si commemorano i defunti secondo la tradizione orientale di rito greco-bizantino. Le celebrazioni vengono effettuate nelle settimane precedenti la Quaresima.
In Abruzzo, conformemente a quanto avviene nel mondo anglosassone in occasione della festa di Halloween, era tradizione scavare e intagliare le zucche e porvi poi una candela all'interno per utilizzarle come lanterne.
A Castel San Giorgio, nel salernitano, presso il civico cimitero Beato Giovanni Paolo II, dal 2010 è diventata oramai consuetudine per la ricorrenza dei defunti del 2 novembre, dopo aver deposto la tradizionale corona di alloro e la corona bianca per i fanciulli volati al cielo prematuramente, organizzare nell'area antistante la Chiesa il concerto di musica sacra presentato dalla Corale Polifonica della città, al quale con emozione ed entusiasmo assistono migliaia di cittadini.
A Treviso si ricorre mangiando delle focacce particolari chiamate 'i morti vivi'.

Mercoledì 2 Novembre: COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI



La commemorazione dei defunti è conosciuta in Italia anche con il nome di Giorno dei Morti. Si tratta di una ricorrenza della Chiesa Cattolica, particolarmente sentita in buona parte dei paesi cattolici, quali l'Italia e i paesi dell'America Centrale, che si festeggia il 2 di novembre. 
In Italia, benché questa ricorrenza sia particolarmente importante per i credenti che approfittano di tale giorno per far visita ai cari defunti, il giorno dei morti non è mai stato ufficialmente istituito come una festività civile.


Origini della Commemorazione dei Defunti
In molti confondono la commemorazione dei defunti con Halloween, ma in realtà queste due ricorrenze sono dissimili fra di loro, benché cadano a distanza di pochi giorni l'una dall'altra. Halloween, infatti, cade la notte a cavallo fra il 31 di ottobre e il 1° di novembre, mentre il Giorno dei Morti cade il giorno successivo, ovvero il 2 di novembre. Una cosa accomuna queste due festività: la credenza di origini pagane che, durante tali giorni, le anime dei defunti facciano ritorno dall'al di là e si cibino degli alimenti dei vivi. Per questo, nei paesi dove la credenza è forte, sono in molti a lasciare tavole imbandite per il ritorno delle anime dei loro cari, ormai estinti.

Le tracce più antiche della commemorazione dei defunti si trovano già nel rito bizantino, sebbene la domenica prescelta per commemorare le anime di tutti i morti cadesse due settimane prima dell'inzio della quaresima, ovvero in un periodo compreso fra gennaio e febbraio. 

In seguito, la riforma cluniacense ad opera dell'abate sant'Odilone di Cluny, nel 998 d.C., stabilì che le campane delle abbazie suonassero con rintocchi funebri dopo la funzione dei vespri del 1° novembre, e che il giorno successivo fosse celebrata la messa per celebrare le anime dei defunti. 

Infatti, tale celebrazione si basa sull'idea che le anime dei fedeli che non si sono purificati del tutto dai loro peccati veniali si trovano in Purgatorio, ma possano essere aiutate a raggiungere il Paradiso tramite la preghiera e le offerte dei cari ancora in vita.

Il giorno dei morti in Italia

In Italia, la commemorazione dei defunti è una ricorrenza molto sentita. Segue il 1° di novembre, ovvero la festa di Ognissanti, ed è un giorno di raccolta e di preghiera, durante il quale i credenti omaggiano il ricordo dei loro cari estinti. 

Durante tale giorno, è consuetudine fare visita ai cimiteri locali e portare doni alle tombe, per lo più fiori. Oltre a far visita alle tombe nei cimiteri locali, in alcune regioni italiane, i credenti rispettano alcune sono tradizioni locali molto radicate, che accompagnano da sempre questa particolare ricorrenza. 

In Sicilia, ad esempio, si preparano dei dolciumi chiamati "dolci dei morti", per lo più frutta di Martorana e altri dolci fatti con la pasta di mandorle. Inoltre, si ha la credenza che i defunti tornino indietro per fare dei regali ai bambini.

Nella provincia di Massa Carrara si crede che i defunti tornino indietro e che chiedano alle loro famiglie di distribuire cibo ai bisognosi, in loro nome.

Sull'Argentario, i bambini orfani indossavano un abito speciale con un'enorme tasca realizzata sul davanti, che veniva riempita di dolci e cibo. Tale usanza è andata via, via scomparendo.

In Abruzzo, era tradizione intagliare le zucche, esattamente come avviene durante Halloween.

Nella zona di Treviso, è consuetudine mangiare delle focacce chiamate "i morti vivi".

Il giorno dei morti nei paesi dell'America Centrale

La commemorazione dei defunti è particolarmente sentita anche nei paesi dell'America Centrale, quali il Messico, la Costa Rica, El Salvador e l'Honduras.

In questi paesi, il giorno dei morti ha radici molto lontane nel tempo e risale ancor prima della conquista ad opera degli Spagnoli. Infatti, gli antichi mesoamericani avevano un grande rispetto per la morte e il suo culto era estremamente importante nella loro società. Si credeva che le anime dei defunti avessero sorte differente l'una dall'altra, non tanto in base al comportamento tenuto in vita, ma in base al modo in cui era avvenuto il trapasso. 

Si credeva inoltre che le anime continuassero a vivere dopo la morte, per cui le tombe dei defunti erano sempre accompagnate da oggetti che potevano essere o oggetti cari al defunto, o utensili necessari alla vita nell'al di là. 

Quando gli spagnoli arrivarono nelle Americhe, fusero il rito cattolico a quello degli indigeni locali, per cui le usanze mesoamericane che omaggiavano i defunti e il loro ritorno dall'al di là continuarono a sopravvivere, ma la data di celebrazione venne fatta coincidere con quella "europea" del 2 novembre, giorno successivo a Ognissanti.