Il 6 gennaio, mentre l’Occidente cattolico saluta l’Epifania e la venuta della Befana, la Grecia ortodossa celebra la “festa delle luci” con l’allestimento di banchetti a base di dolci fritti, irrorati di miele. Le dorate “fotopite” (letteralmente “dolci di luce”) e le “loukoumades” al sesamo, fantasie di acqua e farina, forgiate in forma di piccoli soli, sono il segno distintivo di “Fotòn”, una festività che affonda le radici nella spiritualità orientale. E’ un modo, questo, per salutare il “dodekameròn”, il dodicesimo giorno dalla nascita del sole, di quel mitico “dies natalis Solis invictus”, affidando, ancora una volta, al cibo un messaggio di rinascita, di vittoria della luce sulle tenebre, della vita sulla morte.
Con questo blog, io vi voglio far conoscere la cultura e la lingua italiana nel mondo, giacché l'Italia è una grande potenza culturale, troppo spesso inconsapevolmente...
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sabato 6 gennaio 2018
Epifania, i doni dei Re Magi.
Oro, mirra e incenso sono i doni che i tre Re Magi portarono a Gesù secondo la tradizione cristiana.
Tre doni dalle proprietà chimiche e dal significato differente per dare un buon augurio a Gesù Bambino celebrato nel giorno dell’Epifania, il 6 gennaio. Ma quali proprietà hanno questi elementi?
ALLA BEFANA: filastrocca di GIANNI RODARI.
Mi hanno detto, cara Befana,
che tu riempi la calza di lana,
che tutti i bimbi, se stanno buoni,
da te ricevono ricchi doni.
venerdì 5 gennaio 2018
CHI SONO I RE MAGI?
"La multietnicità dei Re Magi è sicuramente una ben riuscita mossa di marketing."
(VincentVanVega, Twitter)
Roger Gimenez Tomeo.
FESTA DELL’EPIFANIA: I RE MAGI
Ma veniamo ai nostri amati Re Magi, che a dire il vero sembrano essere più il frutto di una successiva rielaborazione che delle solide figure presenti nel racconto evangelico. Del terzetto si fa infatti rapida menzione nel Vangelo di Matteo, che li descrive come astronomi e sacerdoti persiani – zoroastriani che sulla scia di un astro particolarmente luminoso (la stella cometa) da Oriente arrivano fino a Gerusalemme per onorare Gesù.
venerdì 6 gennaio 2017
I tre santi Re Magi d’Oriente
I tre santi Re Magi d’Oriente
chiedevano fermandosi in ogni città:
“O donne, o fanciulle, sapreste dirci
la strada per Betlemme dove va?”
Né giovani né vecchi lo sapevano
e essi riprendevano il tragitto,
ma una cometa dalla chioma d’oro
or li guidava come una lanterna.
La stella sulla capanna di Giuseppe
alfine si fermò e i santi tre re Magi
alla soglia si poterono affacciar;
muggiva il bue, piangeva il bambinello,
e i Re Magi cominciarono a cantar.
chiedevano fermandosi in ogni città:
“O donne, o fanciulle, sapreste dirci
la strada per Betlemme dove va?”
Né giovani né vecchi lo sapevano
e essi riprendevano il tragitto,
ma una cometa dalla chioma d’oro
or li guidava come una lanterna.
La stella sulla capanna di Giuseppe
alfine si fermò e i santi tre re Magi
alla soglia si poterono affacciar;
muggiva il bue, piangeva il bambinello,
e i Re Magi cominciarono a cantar.
Heinrich Heine
UNA RIFLESSIONE: L’EPIFANIA
Epifania deriva dal greco “epipháneia”, che significa “rivelazione -
manifestazione”. I Magi provenivano dalla Mesopotamia o dalla Persia,
popoli con una grande cultura astrologica. Essi avevano riconosciuto,
attraverso lo studio dei loro libri, l’evento che stava per
manifestarsi. Gli israeliti, nonostante possedessero le Sacre Scritture,
non compresero l’importanza di quello
che stava per accadere. Gesù, attraverso i Magi ha seminato il suo primo
seme, che è capace di crescere anche al di fuori della cristianità. Per
questo nella solennità dell’Epifania si celebra la unificazione dei
popoli. Egli è il Re di tutti i popoli; è il compimento del cammino e
delle aspirazioni di ogni uomo: per mezzo di Lui e in vista di Lui sono
state fatte tutte le cose (Colossesi 1, 16). Non è la Parola di Dio, ma
la tradizione, che ci definisce il numero dei Magi e la loro regalità.
Essi portano con se tre doni: oro, simbolo della regalità di Gesù;
incenso, simbolo del culto divino che si può offrire solo a Dio; mirra,
che a quel tempo serviva per curare le ferite e imbalsamare i defunti.
Posso essere anche io cercatore di Gesù, come i Magi? Anche io posso
offrirGli oro, incenso e mirra?
Offro ORO a Gesù, nel momento in cui lo faccio regnare nel mio cuore, nella mia vita, nella mia casa.
Offro INCENSO quando faccio del mio cuore una piccola chiesa, luogo di
preghiera, di adorazione, di ascolto della Parola di Dio, di accoglienza
a Gesù, come Signore e Salvatore.
Offro MIRRA quando mi accorgo
delle sofferenze degli altri, dei loro problemi, delle loro difficoltà e
comincio a stendere le mani per medicare e fasciare tutte quelle ferite
che nascono dalla povertà, dalla solitudine, dalla disperazione,
dall’ignoranza, da mancanza d’affetto e amore, dall’emarginazione
sociale e dal razzismo; quelle ferite provocate da rancori, da
risentimenti, da odio, da incomprensioni.
Sono chiamato a essere
“epifania” di Dio, cioè manifestazione dell’Amore che Gesù ha messo nel
mio cuore. Sono chiamato a essere dono per gli altri.
Angela Magnoni
giovedì 5 gennaio 2017
I DONI DI DANA e Buona Epifania
Presi la bicicletta e la sportina e mi avviai pedalando, tutta imbacuccata, verso il paese.
Avevo detto una bugia a nonna sul perchè di quella partenza improvvisa, ma sapevo che tanto il prete me l'avrebbe condonata, perchè era stato a fin di bene. Nessuno doveva sapere che stavo andando a comprare i regali.
Mio padre quell'anno sarebbe arrivato per l'Epifania.
Era già un evento di per sé l'arrivo di qualcuno da Milano. Difficilmente arrivavano i miei tutti insieme, o c'era l'uno o c'era l'altro a turno e a secondo delle festività e delle loro possibilità visto il lavoro, ma io sapevo che essendoci lui, mio padre, ci sarebbe stato pranzo festivo di sicuro, e invitati e salotto aperto illuminato, tavola imbandita e cose buone per tutti, perchè lui era speciale per creare certe atmosfere anche dove non c'erano.
Il pensiero della festa alla quale avrei partecipato mi elettrizzava e tanto mi piaceva l'idea e mi rendeva felice, che allargai la mia felicità con la voglia di far regali a tutti.
Non se ne facevano allora di regali, o meglio non c'era l'usanza di scambiarsi tanti doni. Esisteva qualcosa per i piccoli e lo portava Gesù Bambino e non Babbo Natale e poi c'era la Befana per i doni e i chicchi.
Le calze di noi bimbi, penzolavano dai camini e venivano riempite di poche cose... qualche caramella, un mandarino, noci … erano Befane povere, che arrivavano su un ciuchino, almeno qui , ed era tanto se non ti portavano del carbone.
“ Senti senti – dicevano i vecchi a noi bambini- senti come raglia il ciuchino della Befana... via via su su a letto, sennò se vi vede un vi dà nulla..”
Era semplice per quei vecchi far ragliare il ciuchino, molti ce l'avevano davvero quell'animale nella stalla, e molti nonni, come seppi poi crescendo, si piazzavano fuori le case, nascosti, a far quel verso perchè i bambini ci credessero... si divertivano come matti, e le befane, le donnine travestite, col carretto e il piccolo animale, si sprecavano nella nostra campagna, e nella notte andavano di casa in casa a distribuire regali di quella che sarebbe stata l'ultima festività.
Io, i miei li comprai in una botteghina che classica dei paesi, teneva tutto e di più, ci trovavi dalla verdura, ai quaderni, e andai sul sicuro, convinta che avrei avuto quello che mi serviva per i commensali che sapevo già avrebbero partecipato al pranzo l'indomani.
Per l'occasione dovetti fare un sacrificio, che non fu nemmeno tanto doloroso, perchè non ruppi il salvadanaio, ma al mio porcellino di coccio che serviva allo scopo di mantenimento delle mie poche sostanze, allargai solo un poco la fessura limandola e rigirandolo infilando dentro la lama di un coltello feci uscire il mio tesoro di cento lire in cento lire di monete, che insieme a qualche mille lire di carta, ammontò ad una quantità di ben ottomila lire.
Era un espediente che avevo imparato da tanto, e me ne servivo per prelevare come in un bancomat qualche moneta che finiva in gelati e caramelle, senza che nonna si accorgesse di nulla, perchè il salvadanaio rimaneva intero.
“Occhè te li mangia issoldi questo maiale...è sempre voto...”- diceva lei sospettosa guardandomi, quando lo scuoteva per accertarsi che io i quattrini li avessi risparmiati...
Che bello fu spendere quei soldi scegliendo con emozione un dono adatto ad ognuno e ad ognuno diverso, secondo le mie possibilità e la loro personalità!
Scelsi convinta un profumaccio di dopobarba per mio padre, uno di quelli che all'epoca c'erano e sapevano di pino... ma la boccetta e la scatola erano deliziose... a nonna comprai del borotalco, perchè da quanto ne usava pareva lo mangiasse... però il mio era in una scatolina tonda e colorata che aveva anche una nappina dentro che pareva un cigno...nonna l'ha usata finchè è campata quella scatolina... a zio Checchere e zia Alaide comprai del caffè buono e delle caramelle.. una scatola di cioccolatini per i loro figli grandi miei cugini , e un arco con le frecce per mio cugino il piccolo... non comprai niente per me.
Tornai zitta zitta dal paese con i miei tesori e rimpiattai tutto... di nascosto feci pacchi e pacchettini e aspettai con ansia il grande momento.
Sapevo che avrei fatto la mia entrata esattamente come un'attrice consumata, alla fine del pasto, quando tutti erano tranquilli e rilassati, quando si ride si scherza, si beve il caffè, ecco, allora mi sarei assentata un attimo dal mio posto a tavola, sarei andata di sopra a recuperare i doni che avevo avvolto in altrettante carte deliziose, e trattenendo il respiro avrei fatto il giro del tavolo e li avrei distribuiti ai commensali... e così feci...
Nessuno capì nulla, io ero emozionatissima quando rientrai in salotto carica dei miei doni, e cominciai a distribuirli, come mi ero prefissa, facendo il giro del tavolo. Ricordo un silenzio assoluto, nemmeno un fiato, e lo stupore nelle facce di tutti... il cuore mi batteva nel petto come un tamburo e le gambe mi tremavano ma che soddisfazione però...rimasi lì ad osservare i gesti e i volti di quelle persone che nemmeno sapevano esprimere a parole ciò che li aveva appunto fatti restare basiti...e nemmeno sapevano come pronunciarsi se non ringraziare a balbettii quasi... ma che luce negli occhi di mio padre per quel regalo inaspettato, una luce che ancora mi porto nel cuore, uno sguardo fiero per me e una risata coinvolgente che contagiò ogni persona e fra risate e abbracci fimimmo il desinare.
Che donare fa più bene a chi dà che non a chi riceve si sa e già allora in me esisteva una realtà che poi ho visto molto mia. Furono attimi meravigliosi che conservo dentro e che ancora mi fanno ragionare perchè non ero adulta, ma una bambina di una decina d'anni e avevo svuotato il salvadanaio non per me, ma per gli altri... spesi proprio tutto, a me rimase un resto piccolo che trasformai in poche caramelle, non pensai nemmeno per un attimo di comprarmi qualcosa, non mi passò nemmeno per la mente che dovevo farmi un regalo anche per me.
Se l'Epifania è donare, se i Magi arrivano da terre lontanissime per questo motivo, facciamo che come il Natale sia ogni giorno la nostra Epifania e regaliamo doni a tutti, ma non facciamo come feci io, non è mica giusto... regaliamo qualcosa anche a noi stessi, in fondo quel piccolo cresciuto che i Magi Re sono andati a trovare, ha detto “ Ama il prossimo tuo come te stesso”... non di più!
La simbologia dei doni dei Re Magi
Adorazione dei Magi di Mantegna La storia dei re Magi è una leggenda che nasce molto lontano, in terre esotiche e ricche di antiche tradizioni, ispirata all'oracolo di Balaam, identificato con Zoroastro, che aveva annunciato che un astro sarebbe spuntato da Giacobbe e uno scettro da Israele.
I tre misteriosi personaggi sono menzionati solo nel Vangelo di Matteo che parla dei Magi che dall'Oriente arrivarono a Gerusalemme durante il regno di Erode alla ricerca del neonato Re dei Giudei.
Tutte le notizie che abbiamo sui Magi ci vengono dai Vangeli Apocrifi e da ricostruzioni e ragionamenti postumi.
Dal Vangelo di Matteo abbiamo solo riferimenti ai tre doni, l'oro, l'incenso e la mirra; il numero tre ha una forte valenza simbolica, per alcuni indicherebbe le tre razze umane, discendenti dai tre figli di Noè, Sem, Cam e Iafet.
Il nome dei Re Magi
Adorazione dei Magi di Sandro Botticelli Un aspetto della storia dei magi è il loro nome.
La religione cristiana attribuisce ai magi i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma non tutte le fonti sono concordi.
Nel complesso monastico di Kellia, in Egitto, sono stati rinvenuti i nomi di Gaspar, Melechior e Bathesalsa.
Melchiorre sarebbe il più anziano e il suo nome stesso deriverebbe da Melech, che significa Re.
Baldassarre deriverebbe da Balthazar, mitico re babilonese, quasi a suggerire la sua regione di provenienza.
Gasparre, per i greci Galgalath, significa signore di Saba.
Un accenno a questi mitici re lo troviamo anche in Marco Polo:"...in Persia è la città che è chiamata Saba da la quale partirono tre re che andaron ad adorare Dio quando nacque..."
Secondo numerose leggende i tre magi giunsero a Betlemme 13 giorni dopo la nascita del Cristo.
L'origine dei Re Magi
I Re Magi - Alberto Savinio Originari dell'altopiano iranico i magi erano sciamani legati al culto degli astri e, successivamente, sacerdoti del dio Ahura Mazda il protettore di tutte le creature.
Studiosi di astronomia, seguendo la lettura del cielo, avevano riconosciuto in Cristo uno dei loro "Saosayansh", il salvatore universale, diventando così loro stessi, "l'anello di congiunzione" tra la nuova religione nascente, il cristianesimo, e i culti misterici orientali, come il mazdaismo e il buddismo.
Ancora oggi il culto del magi non è dimenticato, la leggenda narra che i resti mortali dei Re Magi furono recuperati in India da Sant'Elena e poi portati a Costantinopoli.
Nel 1034 pare che queste reliquie fossero trasportate a Milano in un'arca e depositate nella chiesa di Sant'Eustorgio, ricca di simbolismi legati ai tre re e ancora oggi luogo di pellegrinaggio.
La simbologia dei doni dei Re Magi
Adorazione dei Magi di GiottoI doni dei Magi hanno un significato: fanno riferimento alla duplice natura di Gesù, quella umana e quella divina: l'oro perché è il dono riservato ai Re e Gesù è il Re dei Re, l'incenso, come testimonianza di adorazione alla sua divinità, perché Gesù è Dio, la mirra, usata nel culto dei morti, perché Gesù è uomo e come uomo, mortale.
Dai doni dei Re Magi a Gesù, proviene la tradizione di portare dolci e giocattoli ai bambini: questa tradizione si incrocia con la leggenda della Befana che racconta come i Re Magi, durante il viaggio verso Betlemme, si fermarono alla casa della vecchietta e la invitarono ad unirsi a loro.
La Befana declinò l'invito e lasciò partire i Magi da soli, ma poi ripensandoci, decise di seguirli.
Non riuscendo a ritrovarli, nel buio della notte, da allora, lascia a tutti i bambini un dono, sperando che fra quei bambini ci sia Gesù.
La Befana di Giovanni Pascoli
Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
uno stropiccìo leggiero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.
La Befana
La Befana, cara vecchietta,
va all’antica, senza fretta.
Non prende mica l’aeroplano
per volare dal monte al piano,
si fida soltanto, la cara vecchina
della sua scopa di saggina:bef
è così che poi succede
che la Befana… non si vede!
Ha fatto tardi fra i nuvoloni,
e molti restano senza doni!
Io quasi, nel mio buon cuore,
vorrei regalarle un micromotore,
perché arrivi dappertutto
col tempo bello o col tempo brutto…
Un po’ di progresso e di velocità
per dare a tutti la felicità!
(Gianni Rodari)
LA STELLA
Persero un giorno la stella.
Com’è possibile perdere la stella?
Per averla fissata troppo a lungo…
I due re bianchi,
ch’erano due sapienti di Caldea,
col bastone tracciarono sul suolo grandi cerchi.
Si misero a far calcoli, si grattarono il mento…
Ma la stella era scomparsa
come scompare un’idea,
e quegli uomini, l’anima dei quali
aveva sete di essere guidata,
piansero drizzando le tende di cotone.
Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri,
disse a se stesso: “Pensiamo alla sete
che non è la nostra.
Occorre dar da bere, lo stesso, agli animali”.
E mentre reggeva il suo secchio,
nello spicchio di cielo
in cui si abbeveravano i cammelli
egli scorse la stella d’oro che danzava silente.
Edmond Rostand
La Leggenda della Befana
I Re Magi stavano andando a Betlemme per rendere omaggio al Bambino Gesù. Giunti in prossimità di una casetta decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere. Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchina. I Re Magi chiesero se sapeva la strada per andare a Betlemme perché là era nato il Salvatore. La donna che non capì dove stessero andando i Re Magi, non seppe dare loro nessuna indicazione. I Re Magi chiesero alla vecchietta di unirsi a loro, ma lei rifiutò perché aveva molto lavoro da sbrigare.
Dopo che i tre Re se ne furono andati, la donna capì che aveva commesso un errore e decise di unirsi a loro per andare a trovare il Bambino Gesù. Ma nonostante li cercasse per ore ed ore non riuscì a trovarli e allora fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino. E così ogni anno, la sera dell’ Epifania lei si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c’è un bambino per lasciare un regalo, se è stato buono, o del carbone, se invece ha fatto il cattivo.
mercoledì 4 gennaio 2017
IL CAMMELLO SPELACCHIATO
In una notte d’inverno, un cammello spelacchiato se ne stava sdraiato sotto una palma da datteri, tutto triste, rimuginando i maltrattamenti subiti dal padrone. Vide brillare una stella più luminosa delle altre. Chiese cosa fosse alla scimmia, che sapeva tutto di tutti, ma non ebbe risposta. In quel momento, giunsero tre misteriosi personaggi, sontuosamente vestiti di damasco con servitori e dromedari carichi di doni. Gli dissero: «È una cometa che indica la strada per raggiungere Betlemme, dove è nato il Re dei re». Lo invitarono a unirsi a loro. Ebbe un momento di perplessità, non avendo nulla da offrire. Un Angelo gli sussurrò di raccogliere sulla vicina collina tanti rami secchi, di legarli in due grosse fascine per metterle sui fianchi. «Il tuo dono – aggiunse – sarà più gradito e più utile dell’incenso, della mirra e dell’oro di questi tre personaggi». Non comprese il messaggio, ma obbedì. La carovana camminò per molti giorni. A un bivio Gaspare per la stanchezza perse di mira la cometa e sbagliò strada. Si trovarono davanti a un grande lago ghiacciato. Sull’altra riva c’erano le barche, ma i traghettatori avevano finito il turno di lavoro. Gaspare fece un cenno: «Fermi! Passerò io per primo, perché ho un carico leggero e vedrò se il ghiaccio tiene». Raggiunse la riva senza difficoltà. Passò anche Baldassarre. Mentre Melchiorre, preceduto dal cammello, avvertì un minaccioso scricchiolio. Erano quasi all’altra sponda, quando il ghiaccio si spaccò. Sparirono nell’acqua e ricomparvero più volte. Melchiorre si attaccò alla coda del cammello. Gaspare e Baldassarre gli porsero una lunga asta di legno che i barcaioli usano per staccare le barche dalla riva. L’afferrò senza mollare la coda del cammello, che con un colpo di reni risalì la sponda. Ma le due fascine di legna rimasero a galleggiare lontano sull’acqua. Il cammello riuscì a salvare solo alcuni rami afferrati con i denti. Sconsolato, voleva abbandonare l’impresa: «Non posso presentarmi al Re dei re a mani vuote», disse, chiudendo gli occhi. Gaspare lo incoraggiò a proseguire. Durante il viaggio il cammello raccontò la sua amara storia. «Un tempo ero il re della steppa. Avevo una testa coronata da magnifiche corna e una coda superba. Un giorno un cervo, dalle gambe esili e una piccola testa pelata, mi disse: “Devo andare in Mongolia per partecipare all’assemblea di tutti gli animali. Vorrei fare bella figura, perciò ti chiedo di prestarmi le tue stupende corna!”. Essendo un vecchio amico, lo accontentai. Poi venne il cavallo che, sospirando, mi confidò: “Non riesco a conquistare la giumenta preferita, prestami la tua magnifica coda”. Mi fece compassione e gli prestai la coda in cambio di un misero codino con un ciuffo di peli in cima. Dopo tanto tempo incontrai il cervo, che mi disse: “Ti restituirò le corna solo quando le corna ricurve del montone toccheranno il cielo”. Poi seppi che il cavallo, più malevolo del cervo, andava raccontando dappertutto che, a suo tempo, ero stato io a rubargli la coda e lui poi se l’era ripresa». Così, ora mi ritrovo con quest’aspetto sgraziato. I Magi ascoltarono in silenzio e si commossero. Proprio in quel momento la cometa si fermò. Nella grotta il Bambino Gesù tremava per il freddo. I Magi offrirono i loro doni. Giuseppe fece un cenno al cammello, che se ne stava triste in disparte. Venne avanti e depose in un angolo i pochi rami secchi salvati dal naufragio. Una scintilla dal cielo accese il fuoco. Il volto di Maria s’illuminò d’immenso e il Bambino accarezzò le sottili narici del cammello spelacchiato, che ringraziò con un dolce bramito, mentre gli Angeli cantavano: «Gloria a Dio e pace agli uomini, che Egli ama!».
Tratto da “Buoni non solo a Natale” di Francesco Gioia
martedì 13 dicembre 2016
I RE MAGI di Gabriele D'Annunzio
Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s'ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.
martedì 5 gennaio 2016
ARRIVARONO SOLO IN TRE
Non tutti sanno che, un tempo, quando non esistevano i computer, tutto il sapere era concentrato nella mente di sette persone sparse nel mondo: i famosi Sette Savi, i sette sapienti che conoscevano ogni cosa che accadeva. Dalla gente erano considerati dei re, anche se non lo erano; erano chiamati Re Magi. Nell'anno 0, studiando le loro pergamene segrete, i sette Magi giunsero ad una conclusione: in una notte di quell'anno, sarebbe apparsa una straordinaria stella che li avrebbe guidati alla culla del Re dei re. Passarono ogni successiva notte a scrutare il cielo e a fare preparativi, finché davvero, nel cielo, apparve una stella luminosissima; i Sette Savi partirono dai sette angoli del mondo e seguirono la stella che indicava loro la strada. Tutto quello che dovevano fare, era di non perderla mai di vista. Ognuno dei sette Magi, tenendo gli occhi fissi sulla stella, cavalcava per raggiungere il Monte delle Vittorie, dove era stabilito che dovevano incontrarsi per formare una sola carovana. Olaf, il re Mago della Terra dei Fiordi, attraversò le catene dei monti di ghiaccio e arrivò in una valle verde, dove gli alberi erano carichi di frutti squisiti e il clima dolce e riposante; decise di costruirvi un castello. Ben presto, si scordò della stella. Igor, il re Mago del Paese dei Fiumi, era un giovane forte e coraggioso, abile con la spada e molto generoso. Attraversando il regno del re Rosso, un sovrano crudele e malvagio, decise di riportarvi la pace e la giustizia; divenne il difensore dei poveri e degli oppressi e non cercò più la stella. Yen Hui era il re Mago del Celeste Impero, scienziato e filosofo, appassionato di scacchi. Arrivò in una splendida città, dove uno studioso teneva una conferenza sulle origini dell'universo; Yen Hui, lo sfidò a un dibattito pubblico, si confrontarono su tutti i campi del sapere e iniziarono una memorabile partita a scacchi che durò una settimana. Quando si ricordò della stella fu troppo tardi: non riuscì più a trovarla.Lionel era il re Mago poeta e musicista, che veniva dalle terre dell'Ovest e viaggiava con strumenti musicali. Una sera, fu ospitato per la notte da un ricco signore di un pacifico villaggio. Durante il banchetto in suo onore, la figlia del signore danzò per gli invitati e Lionel se ne innamorò; finì per pensare solo a lei e nel suo cielo la stella miracolosa scomparve piano piano. Solo Melchior, re dei Persiani, Balthasar, re degli Arabi e Gaspar, re degli Indi, abituati alla fatica e ai sacrifici, non diedero mai riposo ai loro occhi, per non rischiare di perdere la stella che segnava il cammino, certi che essa li avrebbe guidati alla culla del Bambino, venuto sulla Terra a portare pace e amore. Ognuno di loro arrivò puntuale all'appuntamento al Monte delle Vittorie, si unì ai compagni e insieme ripresero la marcia verso Betlemme, guidati dalla stella cometa, più luminosa che mai. Soltanto i Magi che hanno davvero vigilato non hanno perso l'appuntamento più importante della loro vita. Ogni cristiano, come una sentinella, deve stare all'erta e non lasciarsi prendere dalla pigrizia o dal torpore, perché il Signore ci aspetta alla Sua culla.
CHI SONO I RE MAGI?
Il Vangelo di Matteo narra che i Re Magi vennero dall’Oriente (probabilmente dalla Persia) a Gerusalemme per adorare il Bambino Gesù. Fin dai primi secoli del cristianesimo, ai Magi sono stati associati gli atteggiamenti positivi della ricerca della luce spirituale e del rifiuto delle tenebre: addirittura si riteneva che con la loro opera avessero contribuito a cacciare i demoni verso gli Inferi. E, poiché erano sacerdoti, sebbene pagani, seguendo la stella e raggiungendo il neonato Re di Israele, lo avrebbero anche riconosciuto come Dio, anzi, come l'unico Dio venerato anche dalla rivelazione zoroastriana. Quindi, i Magi sarebbero arrivati presso la mangiatoia di Betlemme con piena coscienza dell'importanza religiosa e cosmica della nascita del Cristo. Nel calendario liturgico cattolico e delle altre Chiese cristiane, la visita dei Magi a Gesù Bambino viene commemorata nella festa dell'Epifania, il 6 gennaio.
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