Visualizzazione post con etichetta #Ottimismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Ottimismo. Mostra tutti i post

domenica 16 ottobre 2016

UMILTÀ


È conoscenza e coscienza di come tutti noi umani condividiamo caratteristiche comuni. Il destino a termine, le emozioni, il dolore e la paura, la malattia e la fragilità, la sensibilità, ci accomunano in un “noi” di cui non dovremmo dimenticarci. Anche le emozioni positive sono le stesse per tutti, ma, pur sentendo il bisogno di condividerle, non ci rendono bisognosi della comunità come le altre. I persecutori, i violenti, i superbi, i cattivi, scordano questa fratellanza che dovrebbe renderci tutti solidali. Tutti, nei periodi fortunati, abbiamo la tentazione di sentirci unici e speciali, autonomi e infrangibili, e di scordare i bisogni degli altri e la nostra stessa fragilità. Sono gli stati di difficoltà a suonare il campanello della percezione dell’umanità. Umanità che, pur non eliminando il giudizio, apre alla comprensione. Unito all’empatia e all’esperienza, il senso di umanità ci fa riconoscere negli altri una particella di noi e anche nostro malgrado ci spinge a cercare di comunicare con loro. Sforzarci di sentirci parte della comunità che abita il mondo aiuta non soltanto a vincere la solitudine, ma ci motiva anche a lavorare per il bene di tutti. Di fatto le scoperte scientifiche come le opere d’arte sono a giovamento di tutti e anche ogni cultura è, o dovrebbe essere, a disposizione libera per la grande comunità umana. Tanto che l’UNESCO ha definito patrimonio dell’umanità, da salvaguardare, una serie di opere di tutto il mondo.


SPERANZA



Il significato più comune che si dà a “speranza” è l’attesa fiduciosa che si realizzi qualcosa di preciso che desideriamo. Quando si vede o si vive o si ottiene ciò che si è sperato, in quel momento si dissolve l’attesa e finisce la speranza. Ma sperare può anche essere un modo di sentire che pervade la nostra vita, come vedere in fondo alla via sempre una luce, una possibilità di bene. L’atteggiamento interiore di speranza, da non confondersi con l’attesa immobile di un intervento del destino, aumenta la forza, aiuta a cogliere le opportunità, si trasmette a chi sta intorno, favorendone la collaborazione. La speranza è alla base di ogni motivazione, perché è tensione positiva verso il futuro e non è da scambiare – come fa qualcuno – con rassegnazione, rinuncia, passività, fatalismo. No, questa è una virtù forte, che si rialza in volo ogni mattina, come assicura Charles Péguy, uno dei più alti cantori della speranza. Che è creatività, dà spazio alla fantasia e illumina un’attesa. Nell’immediatezza delle comunicazioni di oggi, viviamo le attese con impazienza e ansia. La speranza lancia un ponte di serenità fra l’oggi e il futuro; possiamo camminare senza anticipare delusioni. La speranza è una virtù che ci tiene in vita, è la linfa dei giorni, trasmette e infonde il coraggio per uscire dalle situazioni più “disperate” e per riprendersi dai fallimenti, dai lutti, dalle disgrazie. Sperare è collegato all’umiltà: alla coscienza che non possiamo sapere cosa la vita ci riserba e ci richiede, quale significato avranno le nostre vicende nella storia, nostra, ma anche dell’umanità. È confidare nel nostro ruolo, anche inconsapevole, nel grande misterioso disegno della vita.

POSITIVITÀ



Si è assai diffusa ultimamente l’etica del pensiero positivo, inteso più o meno come un mantra, se non addirittura come un amuleto. “Pensa positivo e tutto andrà come vuoi tu”, citano i manualetti per essere felici. Invece positività è tutt’altro che un rifugio: è prendere in mano le situazioni e agire in modo costruttivo, per migliorare, finché si può, senza farsi scoraggiare. Positività è non perdere mai la speranza, captare le occasioni, essere elastici e saper usare al meglio i cambiamenti, anche trasformando completamente le proprie abitudini e rinunciando ai desideri irrealizzabili. È saper rischiare mettendo in conto anche di poter perdere, senza scordare un piano di riserva. La persona positiva non perde tempo a guardare indietro, se non per capire quali siano stati i punti deboli e quelli forti. Non si crogiola nel rimpianto e nel lamento. Quando un bel periodo finisce o quando una persona se ne va, invece che piangere nel dispiacere della fine pensa alla gioia di aver vissuto giorni felici o di avere avuto accanto una persona straordinaria, e prosegue il cammino verso nuove esperienze, puntando sempre avanti, verso il futuro. La persona positiva si rende conto dei tesori che ha e non li spreca, non si perde in inutili riflessioni su perfezioni immaginarie, non spreca il tempo a inventarsi come potrebbero cambiare le persone che ha accanto: le accetta o le rifiuta e trova il modo migliore per conviverci o lavorarci. Il colore della positività è il giallo, ottimista come l’energia vivificatrice del sole.

OTTIMISMO


Oltre a vedere il vaso mezzo pieno, l’ottimista sorride alla vita, smitizza le tristezze, scopre in tutti il lato buono, incoraggia e contagia gli altri con la sua fiducia che alla fine tutto andrà per il meglio. Ottimismo è un costante orientamento a pensare che tutto andrà bene. Questo atteggiamento è assai spesso utile e fa vivere bene. Può però esprimere il terrore delle difficoltà e del male, seguito dallo sforzo di esorcizzarli negandoli. In questo caso è una pericolosa superficialità: questo tipo di ottimista è più o meno cieco e può finire in un baratro cantando. Il vero ottimista invece è consapevole dei problemi che incontra e crede nella possibilità di risolverli. Non accetta di essere impotente, combatte e inventa strategie, fiducioso nelle proprie possibilità e nella clemenza della vita, di cui sa tener sempre presenti gli aspetti positivi. L’ottimista fa tesoro dei momenti felici e li mette in una personale banca del sorriso: in quelli neri, li tira fuori, e il patrimonio accumulato gli dà forza. Un ottimista è grato alla vita: è come se ogni mattina dicesse grazie per tutti i suoi doni, prima di tutto proprio quello di vivere. Si può educare a un sano ottimismo se stessi e gli altri, abituandosi a vedere e cercare le tante buone notizie che i giornali non riportano, a cominciare da quelle quotidiane: abbiamo mangiato, e sotto un tetto! Cercando di vedere in ogni situazione l’aspetto meno tragico, cercando senza mai scoraggiarsi soluzioni, ricordando le persone buone che abbiamo incontrato. Diceva Papa Giovanni, ora santo: “Non ho mai visto un pessimista giovare a qualcuno o a qualcosa”. Una pericolosa forma di pessimismo si manifesta nella caduta del rispetto della vita.