"La notizia delle panetterie mi ha stranamente colpito. Un fatto così importante mi riesce nuovo. Sono le rivoluzioni serie, penso, quelle di cui i giornali non si occupano.
Con questo blog, io vi voglio far conoscere la cultura e la lingua italiana nel mondo, giacché l'Italia è una grande potenza culturale, troppo spesso inconsapevolmente...
Visualizzazione post con etichetta #Storia #Italia #Ricordi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Storia #Italia #Ricordi. Mostra tutti i post
lunedì 9 luglio 2018
domenica 8 luglio 2018
Una parola: MAFIA.
In origine tale termine pare che avesse il significato di valentia, superiorità, eccellenza. L'attuale significato le sarebbe stato dato nel 1863, dopo la rappresentazione di un opera teatrale dialettale, "I Mafiusi di la Vicaria", che raffigurava le abitudini e la mentalità di un gruppo di reclusi del carcere palermitano della Vicarìa. In documenti ufficiali, il termine è presente per la prima volta in un rapporto del prefetto di Palermo F. A. Gualtiero, inviato nell'aprile del 1865 al ministro dell'interno, per definire una "associazione malandrinesca". Il termine derivato mafioso comparirà per la prima volta nel 1876 nell'inchiesta sulla Sicilia di L. Franchetti e S. Sonnino.
sabato 28 aprile 2018
Oggi 28 aprile è "Sa Die de Sa Sardigna"
Un po'di Storia
E' una festa regionale istituita di recente nel 1993 per ricordare la sommossa del 28 Aprile 1794, giorno in cui i sardi si sono ribellati ai piemontesi e che costrinse l'allora Viceré Balbiano a fuggire da Cagliari. Questa festa à stata proclamata dal Consiglio regionale della Sardegna il 14 ottobre 1993 esattamente, nominandola Giornata del popolo sardo.
martedì 24 aprile 2018
"La Resistenza e la sua luce" (Poesia di Pier Paolo Pasolini)
Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l' Europa tremò nella più morta vigilia.
domenica 2 luglio 2017
Relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.
Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
sabato 15 aprile 2017
MICHELANGELO E LA SUA ULTIMA OPERA
La “Pietà Rondanini” è un’opera marmorea di Michelangelo Buonarroti, in verità essa è la sua ultima opera, una delle più commoventi e coinvolgenti. È quella che stava scolpendo al momento della sua morte ed è l’ultima di una serie che lo scultore aveva creato per il proprio monumento funebre.
domenica 2 aprile 2017
♥♥Sicilia♥♥
La Sicilia (AFI: /siˈʧilja/; Sicìlia in siciliano, Siçillja in arbëreshë, Səcəlia in gallo-italico, Σικελία in greco), ufficialmente denominata Regione Siciliana, è una regione a statuto speciale di 5 055 925 abitanti, con capoluogo Palermo.
mercoledì 8 marzo 2017
Gianbecchina
Gianbecchina, nome d'arte di Giovanni Becchina (Sambuca di Sicilia, 2 agosto 1909 – Palermo, 14 luglio 2001), è stato un pittore italiano.
Biografia
Ricevette i primi rudimenti di tecnica pittorica da un decoratore che lo assunse come garzone per dipingere le volte delle case patrizie di Sambuca di Sicilia.
giovedì 12 gennaio 2017
IL NOME ITALIA
L’origine del termine “Italia” è incerta. Si sa che la parola cominciò a essere usata tra il VI e il V secolo a.C. e con essa si faceva riferimento all’attuale Calabria. Si ipotizza che il nome derivi da “Italòi”, termine con il quale i Greci indicavano i “Vituli”, una popolazione che risiedeva nei pressi dell’odierna Catanzaro.
martedì 10 gennaio 2017
"Si stava meglio quando si stava meglio"
I proverbi non li sopporto. Intrisi di una banalità travestita da saggezza, cercano di insegnare, ma falliscono bellamente nel loro intento. Prendete il “si stava meglio quando si stava peggio”. Il paradosso che la frase costituisce dovrebbe insegnare che non sempre progredendo si migliorano le cose, ma il concetto è così poco sviluppato che ha involontariamente creato uno dei comportamenti che più odio:
domenica 6 novembre 2016
La tradizione del taglio del mantello
(Foto: San Martino divide il suo prezioso mantello con un povero,
particolare della facciata del Duomo di Lucca dedicato al santo.)
In quanto circitor, eseguiva la ronda di notte e l'ispezione dei posti di guardia, nonché la sorveglianza notturna delle guarnigioni. Durante una di queste ronde avvenne l'episodio che gli cambiò la vita (e che ancora oggi è quello più ricordato e più usato dall'iconografia). Nel rigido inverno del 335 Martino incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello militare (la clamide bianca della guardia imperiale) e lo condivise con il mendicante. La notte seguente vide in sogno Gesù rivestito della metà del suo mantello militare. Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il termine latino per "mantello corto", cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di san Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all'oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella.
La vita contadina - Si stava meglio quando si stava peggio!
Dal 1910 al 1960, nelle nostre campagne i contadini erano mezzadri cioè lavoravano i campi e dividevano a metà i prodotti con il padrone, il proprietario della casa e dei poderi.La casa non era lussuosa e ben curata come quella di oggi.La stanza più grande era la cucina dove c'era un grande focolare intorno al quale si riuniva la famiglia numerosa, composta dal capoccia, dalla vergara (la moglie del capoccia), da tanti figli sposati e non.Il camino serviva per riscaldarsi e per cucinare.Appeso al catenaccio c'era il caldaio per cuocere la polenta, la pasta, le erbe di campo....
Il pane si faceva in casa con la farina e spesso si andava al mulino a macinare il grano.In un letto dormivano più persone e i materassi erano di crini o di foglie di granoturco.Vicino alla camera c'era il magazzino dove si tenevano i cereali.Sotto casa c'era la cantina, la stalla, l'ovile, il pollaio.In cantina, oltre al vino, all'olio e all'aceto, c'erano i salami, le salsicce, i prosciutti, i formaggi...
In casa non c'era n'è luce elettrica n'è acqua corrente.Il gabinetto era fatto di canne ed era fuori situato fuori.Di notte si usava l'orinale per fare i bisogni.L'acqua per fare da mangiare e per lavarsi si prendeva con l'orcio alla fonte.Per fare luce si usavano le candele, l'acetilene (lume a carburo) e il lume a petrolio.A volte, d'inverno si faceva il bagno in una tinozza vicino al focolare o nella stalla perchè, grazie agli animali, c'era più tepore. D'estate si faceva anche all'aperto.Nelle stalle, d'inverno, gli uomini intrecciavano i cesti con il vimini, costruivano attrezzi...
Le donne facevano il bucato una volta al mese usando la cenere e il sapone fatto in casa.Molte praticavano il mestiere della lavandaia.I vestiti erano semplici, confezionati in casa: con la lana, la canapa, il cotone. I più fortunati avevano il vestito della festa che si indossava soltanto per andare a Messa o in occasione di feste particolari.Quando si rompevano si riattoppavano.Le donne tessevano al telaio la canapa coltivata nei campi.Le ragazze si preparavano la dote: lenzuola, asciugamani, grembiuli....
Molti contadini allevavano anche i bachi da seta e portavano i bozzoli alla filanda per estrarre la preziosa seta.Si andava in giro scalzi o con gli zoccoli di legno.Se c'era un paio di scarpe si conservava per le feste e si portavano ad aggiustare dal calzolaio.Le donne non portavano n'é pantaloni, n'é collant.Negli anni 1930 sono arrivate le prime automobili (Balilla 1934, Topolino 1936....), ma se le potevano permettere in pochi!!
Negli anni '50 si vedevano passare alcune moto e negli anni '60 uscì la mitica VESPA.A scuola gli insegnanti erano molto severi e davano punizioni anche dolorose (tirate di orecchie, bacchettate sulle mani, le ginocchia sopra il granoturco)....
Erano molti i bocciati e pochi frequentavano oltre la terza elementare.Si scriveva con il pennino e l'inchiostro.Prima di iniziare la lezione si recitava la preghiera, poi si passava all'ispezione dell'igiene personale.D'inverno si portava la legna per la stufa e la maestra aveva il suo scaldino con la brace.La sera, prima di andare a letto, i bambini chiedevano la Santa Benedizione e i genitori rispondevano: "Dio ti benedica".Il tempo per giocare era scarso perchè anche i bambini aiutavano i grandi nel lavoro dei campi e nell'accudire le bestiole.I giochi più comuni erano: la ruzzola, la corda, la campana, il sassetto, la crocetta, la buchetta, nascondino....I grandi ballavano al suono dell'organetto e della fisarmonica.Cantavano serenate alle ragazze e i dispetti.
sabato 30 luglio 2016
Buongiorno dal GRAN BAR PASTICCERIA KLAINGUTI
Vero gioiello nel cuore del centro storico di Genova.
Era il 1826 quando i quattro abili pasticceri, i fratelli, Klainguti da Pontresina, Svizzera, arrivarono a Genova per imbarcarsi sulla nave che li avrebbe portati in America, ma la nave ebbe un lungo ritardo e gli intraprendenti fratelli Klainguti finirono per trovare un locale in piazza Soziglia, dove cominciarono a esercitare la loro arte pasticcera. Il locale ebbe subito un grande successo e molti personaggi illustri lo frequentarono, fra questi il grande Giuseppe Verdi che amava molto una brioche ripiena di una crema alla nocciola. La sera della prima del Falstaff i fratelli Klainguti gli fecero trovare in camerino le sue briosches preferite. Verdi ringraziò i pasticceri mandando loro una foto con dedica: “Grazie dei Falstaff buonissimi, molto migliori del mio. La foto è dietro al bancone. Soffice, delicato e ripieno di una particolare crema alla nocciola, il Falstaff è da allora una delle specialità del locale, più simile ad un morbido panino dolce che ad una brioche di sfoglia. Ovviamente troverete il meglio della pasticceria svizzera e il meglio della pasticceria italiana: Torta "Zena e Torta" Engandina" per citare le più famose.
Gestita oggi dalla famiglia Ubaldi, ci riporta indietro nel tempo, agli anni magici delle prime trasformazioni urbanistico-architettoniche dell’Ottocento. Ingresso, vetrine e insegna in “caratteri gotici” sono stati in parte aggiornati e anche gli interni sono stati rinnovati negli anni ma in stile d’epoca.-
sabato 11 giugno 2016
La pittura di genere
La pittura di genere, che si traduce nella pratica delle scene di genere, è una rappresentazione pittorica che ha per soggetto scene ed eventi tratti dalla vita quotidiana; ad esempio mercati, faccende domestiche, interni o feste.
La pittura di genere, rappresentando aspetti della vita di tutti i giorni, fu a lungo considerata un genere "minore", decisamente inferiore per valore alla pittura storico-religiosa, ma nemmeno al pari della ritrattistica. I grandi committenti non erano interessati a questo tipo di opere, solitamente di piccolo formato, che ebbero, invece, una notevole fortuna e diffusione tra la borghesia e i mercanti. Non a caso, infatti, i primi grandi pittori di scene di genere si affermarono nei Paesi Bassi, paese con una forte componente mercantile: Pieter Brueghel il Vecchio, Adriaen e Isaac van Ostade, David Teniers il Giovane, Aelbert Cuyp, Johannes Vermeer e Pieter De Hooch sono tra i più noti pittori neerlandesi specializzati nelle scene di genere. In Italia il primo pittore ad aver dipinto una scena di genere fu Annibale Carracci, il quale raffigurò "il mangiafagioli", una tela del tardo Cinquecento in cui c'è un contadino colto nell'atto di pranzare [senza fonte]. Si distinsero inoltre i veneti Gabriele Bella e Pietro Longhi, vissuti nel Settecento.
La Danza di contadini è un dipinto a olio su tavola (114x164 cm) di Pieter Bruegel il Vecchio, databile al 1568 circa e conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna.
sabato 28 maggio 2016
La Primavera del Botticelli
La Primavera è un dipinto a tempera su tavola (203 x 314 cm) di Sandro Botticelli, databile al 1482, anno delle nozze del committente, Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici (anche detto Lorenzo il Popolano) con Semiramide Appiani. Realizzata per il Palazzo Medici di Via Larga a Firenze e trasferita nella villa medicea di Castello, residenza di Lorenzo, del ramo cadetto della famiglia del Magnifico, faceva forse in origine pendant con la "Nascita di Venere". L’opera, che è il capolavoro dell’artista, è attualmente conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze, di cui è considerato il dipinto più famoso. Giovani dee della mitologia pagana o fanciulle della corte dei Medici dall’acerba bellezza si muovono in lievissime vesti ad animare l’allegoria della Primavera, probabilmente ispirata a un distico delle “Stanze per la giostra” di Angelo Poliziano. Nel giardino delle Esperidi, Zefiro (o Borea), vento di primavera, rapisce per amore la ninfa Clori, che è trasformata in Flora, la personificazione della primavera stessa, ma anche allusione alla città di Firenze (Florentia), mentre al centro del dipinto campeggia Venere e sopra di lei vola il figlio Cupido. A sinistra le Tre Grazie danzano armoniosamente intrecciando elegantemente le dita (la Grazia al centro avrebbe le sembianze di Semiramide Appiani). Chiude il gruppo, appartato, Mercurio (Lorenzo), coi tipici calzari alati, che col caduceo scaccia le nubi. Fiori spuntano dappertutto, dalle labbra delle belle, sui loro capelli biondi, sotto i loro teneri piedi. I fiori alluderebbero a vari significati matrimoniali: fiordalisi, margherite e nontiscordardimé alludono alla donna amata, i fiori d'arancio sugli alberi sono ancora oggi un simbolo di felicità matrimoniale, così come la borrana che si scorge sul prato. C’è tutto l’incanto del Rinascimento e la sua atmosfera di estrema raffinatezza ideale, in queste figure di una letizia perfetta, riscattate per sempre dall’angoscia del peccato, grazie alla sacralità del matrimonio. Sono inoltre da notare il ritmo e la musicalità propri della pittura del Botticelli. Resta un’opera di soggetto misterioso a dispetto dei molti tentativi di individuarne le fonti antiche e coeve, numerose le proposte di lettura. Venere è simbolo dell’amore più elevato secondo i principi della filosofia dell’Accademia neoplatonica, in base ai quali l'amore, nei suoi diversi gradi, trasforma l'uomo staccandolo dal mondo terreno per volgerlo a quello spirituale. Le figure di Venere e Mercurio, sarebbero legate a un oroscopo di Lorenzo, come risulta da una lettera di Marsilio Ficino. Botticelli s’ispirò alla letteratura classica (Ovidio e Lucrezio), soprattutto per quanto riguarda la metamorfosi di Clori in Flora. La Primavera nasconde anche un livello di lettura storico-dinastico, legato alle vicende contemporanee del committente e della sua turbolenta famiglia: si dovrebbe stimare il dipinto non solo allegoria del matrimonio di Lorenzo e Semiramide, ma soprattutto come allegoria dell'età medicea, intesa come età dell’oro.
martedì 23 febbraio 2016
SPEZZAFERRO
La figura del capitano millantatore e vanaglorioso ha numerosi rappresentanti nella Commedia dell’Arte e Spezzaferro è uno di questi. Diventato popolare nei primi anni del ’600, quando in Europa imperversavano le soldatesche spagnole sbeffeggiate dal suo personaggio, il nostro amico incontrò il gusto dei francesi per la sua comicità velata di sconforto. Fu una compagnia di attori italiani a esportare questa maschera a Parigi. Ha baffi appariscenti e porta in testa un cappello a tricorno sormontato da un vistoso e impertinente pennacchio. Di carattere è superbo e minaccia costantemente di massacrare qualcuno ma al minimo accenno d’ira degli altri personaggi, si ritira di buon grado mostrando la sua natura imbelle e pusillanime. Non ha successo con le donne e il nome roboante, in contrasto col temperamento codardo, contribuisce a creare la comica contraddizione del personaggio.
mercoledì 4 novembre 2015
4 novembre 1918: VIVA L'ITALIA!!
Il Giorno dell'Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate è una festività della Repubblica Italiana, che ricorre il 4 novembre di ogni anno, in ricordo del 4 novembre 1918, celebrandosi l'anniversario della vittoria e della fine della prima guerra mondiale per l'Italia.
Il significato della festa del 4 novembre
4 novembre 1918. L’Impero Austro-Ungarico si arrende e a Padova viene firmato l’Armistizio di Villa Giusti. Dopo circa un anno, nel 1919, a Saint Germain en Laye, viene stabilita l’annessione di Trento e di Trieste all’Italia; si compie l’unità nazionale e la fine di una terribile guerra che vide cadere moltissimi giovani armati solo di baionette. Coloro che poterono riabbracciare i propri cari erano riusciti a sopravvivere ai rigidi inverni nelle trincee dove scarso era il cibo e pessime le condizioni igieniche, una guerra lunga, dura e devastante, di quei terribili anni molti giovani hanno portato segni nel corpo fino alla fine dei loro giorni: perdita di occhi, amputazioni delle falangi.
In Italia il 4 novembre, grazie anche a Carlo Azeglio Ciampi che durante il suo mandato di Presidente della Repubblica ha sensibilizzato i giovani alla ricorrenza, si festeggiano anche tutte le Forze Armate che opera nel territorio e nelle missioni di pace nel mondo.
Iscriviti a:
Post (Atom)
















