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domenica 30 dicembre 2018

La pieve di Santa Maria in Acquedotto

La pieve di Santa Maria in Acquedotto è un'antica pieve che sorge nelle campagne di Forlì sulla via che conduce a Ravenna.

Si trova a circa 4 km dal centro cittadino, nelle vicinanze del casello autostradale e sorge sul luogo dove, secondo la tradizione, passava l'acquedotto di Traiano, da cui il nome della pieve e della frazione, Pieve Acquedotto sebbene, secondo altre tesi, in questo luogo sarebbe da identificare l'antico corso del fiume Ronco.

mercoledì 15 marzo 2017

IL TEMPIO BUIO


Un principe molto ricco decise di costruire una chiesa per tutte le persone che abitavano nel villaggio. Era un bell'edificio elegante, posto sulla collina e dunque ben visibile a tutti. Ma aveva una stranezza:

domenica 5 marzo 2017

Il Santuario della Madonna della Salute, Solarolo ( RA )


Sorge a 1 km. del paese in aperta campagna; in una posizione topografica simile a tanti santuari mariani della Romagna e di altre regioni italiane. 

Costruito tra il 1731 e il 1735,Il Santuario divenne degna sede di una immagine in ceramica della Madonna, conservata precedentemente in una celletta. La devozione popolare è testimoniata da numerosi ex voto ivi conservati.

domenica 26 febbraio 2017

La Pieve di Santa Maria di Ronta, frazione di Cesena.


Non ne è noto l’anno di costruzione ma la prima attestazione storica risale al 942. L'edificio é a tre navate, con l'abside eptagonale all'esterno e circolare all'interno, con otto arcate per parte sostenute su pilastri.

domenica 12 febbraio 2017

La Pieve di San Pietro in Culto. Novafeltria.



Nel lontano secolo IX ( 1200 anni fa), il territorio del Montefeltro e di San Marino costituiva la diocesi feretrana, con un vescovo che risiedeva a San Leo.

domenica 29 gennaio 2017

Un piccolo oratorio di campagna... ♥


Un piccolo oratorio di campagna come se ne trovano anche nelle zone più impervie ed isolate.

Immagine dell' Oratorio della Passione di Nostro Signore al Calvario presso il podere di Frassineta, nella parrocchia di Piedimonte.

sabato 21 gennaio 2017

FRANCESCO DI ASSISI, UN GIOVANE DEL SUO TEMPO



Francesco di Assisi nacque tra il 1181 e il 1182. Battezzato con il nome di Giovanni, suo padre, Pietro di Bernardone, volle rinominarlo Francesco, quasi in omaggio a quelle stoffe della Provenza, dette popolarmente “francesche”, che gli garantivano sicuri e lauti guadagni.

domenica 15 gennaio 2017

la PIEVE DI S. CASSIANO IN DECIMO, Campiano (RA)


La notizia più antica della pieve San Cassiano in Decimo, il cui toponimo indica la distanza stradale (dieci miglia) dal punto di partenza dell’antico tracciato detta poi semplicemente Campiano , risale al sec. IX; il suo territorio si estendeva sino al corso del Ronco e, per conseguenza quasi sino alle mura della città e sino all'Adriatico. 

giovedì 5 gennaio 2017

LA STELLA


Persero un giorno la stella.
Com’è possibile perdere la stella?
Per averla fissata troppo a lungo…
I due re bianchi,
ch’erano due sapienti di Caldea,
col bastone tracciarono sul suolo grandi cerchi.
Si misero a far calcoli, si grattarono il mento…
Ma la stella era scomparsa
come scompare un’idea,
e quegli uomini, l’anima dei quali
aveva sete di essere guidata,
piansero drizzando le tende di cotone.
Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri,
disse a se stesso: “Pensiamo alla sete
che non è la nostra.
Occorre dar da bere, lo stesso, agli animali”. 
E mentre reggeva il suo secchio,
nello spicchio di cielo
in cui si abbeveravano i cammelli
egli scorse la stella d’oro che danzava silente.

Edmond Rostand

domenica 18 dicembre 2016

Chiesa di San Vincenzo a Ronzano, Bologna.


La chiesa di oggi, l’Eremo di Ronzano: si trova a circa 2 chilometri a sud del centro storico di Bologna su un colle adiacente al Colle della Guardia (dove sorge il Santuario della Madonna di San Luca), tra una fitta vegetazione di querce secolari, castagni e cipressi.

Dal 1806 fino al 1848 Ronzano fu proprietà del rettore del Collegio di Spagna che non apportò rilevanti modifiche alla struttura.


Fu invece il conte Giovanni Gozzadini insieme alla moglie Maria Teresa Serego Alighieri, discendente di Dante, che restaurò Ronzano al fine di riportarlo alla sua forma originale e lo fece diventare centro della vita culturale e sociale di quel periodo.

L'Ordine dei Servi di Maria, odierno proprietario dell'Eremo, da decenni lo ha aperto per l'accoglienza a gruppi, parrocchie, scout e a chiunque desideri passare un momento di pausa e riflessione in un ambiente isolato, immerso nella natura e a soli 10 minuti dal centro di Bologna.

domenica 4 dicembre 2016

IL CALENDARIO DELL’AVVENTO


Il Calendario dell'Avvento, come dice la parola stessa, scandisce il passare dei giorni dall'inizio del tempo d’Avvento fino al giorno del Natale, cioè della nascita del Messia. La parola Avvento deriva dal latino “adventus” e significa "venuta", quindi è il periodo che precede la venuta di Gesù Bambino e, nel quale il cristiano si prepara alla festa sacra e solenne. La Chiesa si tinge di viola, il colore liturgico del Tempo corrente. La storia del Calendario d'Avvento è piuttosto recente. Il primo Calendario, interamente fatto in casa, di cui si ha traccia risale al 1851. La tradizione sembra abbia avuto inizio nel mondo protestante, nel XIX secolo. Nelle famiglie venivano appesi 24 disegni, in modo che i bambini potessero, ogni giorno, cancellarne uno; oppure venivano messi nel presepe 24 fili di paglia, uno per ogni sera, fino alla Notte Santa. Altre forme rudimentali di Calendario erano gli orologi del Natale. E, nel 1902, ad Amburgo, la libreria evangelica pubblica il primo Calendario stampato, che raffigura un orologio natalizio per bambini. Oggi, la tradizione, si è estesa un po’ ovunque, perdendo il suo originale senso liturgico. Dove vi sono bambini (e non) può essere gioioso svegliarsi la mattina e, prima di andare a scuola, aprire la finestra per trovare la sorpresa: i personaggi del presepe, un paesaggio dove è vissuto Gesù, gli angioletti, un pensiero, una preghierina, una storiella, ogni cosa che li porti per mano alla Notte in cui un Bambino è venuto a illuminare le nostre strade.

domenica 6 novembre 2016

Pieve Salutare - Castrocaro.


Già denominata Pieve di S.Pietro in Cerreto, esisteva fin dal 955. Gravemente compromessa dai terremoti verificatisi nella zona attraverso i secoli, fu definitivamente distrutta in seguito al grave sisma dell'autunno 1870.

Riedificata, venne nuovamente consacrata nel settembre del 1872.
E' posta a 4 km da Castrocaro Terme, in Via Nazionale sulla strada che conduce a Firenze.

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A Pieve salutare, piccolo centro situato a 4 km da Castrocaro Terme, sulla Strada Statale per Dovadola, sorge una chiesa parrocchiale esistente fin dall’anno 955, seppur riedificata completamente alla fine del XIX secolo.

La Chiesa parrocchiale, già denominata Pieve di S. Pietro in Cerreto, esisteva fin dal 955.
Compromessa dai terremoti verificatisi nella zona attraverso i secoli, fu definitivamente distrutta in seguito all'inattesa attività sismica dell'autunno 1870. Intorno alla chiesa si è costruito recentemente un piccolo villaggio in cui è raccolta la popolazione proveniente dalla campagna circostante. La località è fornita anche di strutture sportive, impianti ricreativi e culturali.

La Chiesa Parrocchiale, custodisce, dal 1973, in una cappellina ricavata dall'originario Battistero, la sacra immagine della Madonna della Tosse.
All'interno si trovano alcune tele di discreta fattura: S. Agostino e S. Sigismondo al cospetto della S.S. Trinità, olio su tela, realizzata dal pittore forlivese Tommaso Marchetti (1721-1801) intorno al 1797. Natività di Maria, olio su tela, di scuola romagnola XVIII secolo. Madonna in trono con Bambino tra S. Pietro e S. Giovanni, olio su tela, datato 1632, attribuito a scuola romagnola.

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Dati su Pieve Salutare
Pieve Salutare fa parte del comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole, in provincia di Forlì-Cesena, nella regione Emilia-Romagna.
La frazione o località di Pieve Salutare dista 4,84 chilometri dal medesimo comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole di cui essa fa parte.
Del comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole fanno parte anche le frazioni o località di Case sparse (-- km), Montecchio(4,60 km), Sadurano (2,70 km), Terra del Sole (0,76 km).
Dati sulla popolazione residente a Pieve Salutare
Nella frazione o località di Pieve Salutare risiedono centoquarantasei abitanti, dei quali settantasei sono maschi e i restantisettanta femmine.
Vi sono quarantatrè individui celibi o nubili (ventiquattro celibi e diciannove nubili), novantadue individui coniugati o separati di fatto, e quattro individui separati legalmente, oltre a uno divorziati e sei vedovi.
Dati sulla popolazione straniera residente a Pieve Salutare
A Pieve Salutare risiedono zero cittadini stranieri o apolidi, zero dei quali sono maschi e zero sono femmine. Sul totale di zerostranieri 0 provengono dall' Europa, 0 dall'Africa, 0 dall'America, 0 dall'Asia e 0 dall'Oceania.
Livelli di scolarizzazione a Pieve Salutare
Vi sono a Pieve Salutare centotrentasette individui in età  scolare, settanta dei quali maschi e sessantasette femmine.
Livelli occupazionali e forza lavoro a Pieve Salutare
Vi sono a Pieve Salutare 67 residenti di età  pari a 15 anni o più. Di questi 67 risultano occupati e 0 precedentemente occupati ma adesso disoccupati e in cerca di nuova occupazione. Il totale dei maschi residenti di età  pari a 15 annni o più è di 39 individui, dei quali 39 occupati e 0 precedentemente occupati ma adesso disoccupati e in cerca di nuova occupazionee. Il totale delle femmine residenti di età  pari a 15 annni o più è di 28 unità  delle quali 28 sono occupate e 0 sono state precedentemente occupate ma adesso sono disoccupate e in cerca di nuova occupazione.
Famiglie e loro numerosità  di componenti
Vi sono a Pieve Salutare complessivamente 62 famiglie residenti, per un numero complessivo di 146 componenti.
Edilizia, edifici, loro caratteristiche e destinazione d'uso a Pieve Salutare
Sono presenti a Pieve Salutare complessivamente 41 edifici, dei quali solo 41 utilizzati. Di questi ultimi 30 sono adibiti a edilizia residenziale, 11 sono invece destinati a uso produttivo, commerciale o altro. Dei 30 edifici adibiti a edilizia residenziale 29 edifici sono stati costruiti in muratura portante, 1 in cemento armato e 0 utilizzando altri materiali, quali acciao, legno o altro. Degli edifici costruiti a scopo residenziale 25 sono in ottimo stato, 4 sono in buono stato, 1 sono in uno stato mediocre e 0 in uno stato pessimo.

mercoledì 2 novembre 2016

2 Novembre: COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI_Tradizioni

Tradizioni
In America Centrale

Nei paesi dell'America Centrale è consuetudine, oltre a visitare i cimiteri, addobbare le tombe con fiori, oltre che depositare sulle stesse giocattoli (nel caso in cui il defunto sia un bambino) o alcolici.

In Messico, in alcune abitazioni, è ancora consuetudine preparare l'altare dei morti: tale manufatto viene arricchito con immagini del defunto, una croce, un arco e incenso. Ciò in quanto il credo popolare pensa che, durante tale giorno, lo spirito dei defunti venga a trovare i loro cari. Questo altare servirebbe a favorire tale ritorno.

Nelle Filippine
In questo paese asiatico è consuetudine abbellire le tombe dei propri cari, oltre che offrire preghiere per tutti i defunti.

In Italia
È consuetudine, nel giorno dedicato al ricordo dei defunti, visitare i cimiteri locali e portare in dono fiori e lumini sulle tombe dei propri cari.
In molte località italiane è diffusa l'usanza di preparare alcuni dolciumi, chiamati infatti dolci dei morti, per celebrare la giornata. In Sicilia durante la notte di Ognissanti la credenza vuole che i defunti della famiglia lascino dei regali per i bambini insieme alla frutta di Martorana e altri dolci caratteristici.
Nella provincia di Massa Carrara la giornata è l'occasione del bèn d'i morti, con il quale in origine gli estinti lasciavano in eredità alla famiglia l'onore di distribuire cibo ai più bisognosi, mentre chi possedeva una cantina offriva ad ognuno un bicchiere di vino; ai bambini inoltre veniva messa al collo la sfilza, una collana fatta di mele e castagne bollite.
Nella zona del monte Argentario era tradizione cucire delle grandi tasche sulla parte anteriore dei vestiti dei bambini orfani, affinché ognuno potesse metterci qualcosa in offerta, cibo o denaro. Vi era inoltre l'usanza di mettere delle piccole scarpe sulle tombe dei bambini defunti perché si pensava che nella notte del 2 novembre le loro anime (dette angioletti) tornassero in mezzo ai vivi.
Nelle comunità dell'Italia meridionale dell'Eparchia di Lungro e dell'Eparchia di Piana degli Albanesi si commemorano i defunti secondo la tradizione orientale di rito greco-bizantino. Le celebrazioni vengono effettuate nelle settimane precedenti la Quaresima.
In Abruzzo, conformemente a quanto avviene nel mondo anglosassone in occasione della festa di Halloween, era tradizione scavare e intagliare le zucche e porvi poi una candela all'interno per utilizzarle come lanterne.
A Castel San Giorgio, nel salernitano, presso il civico cimitero Beato Giovanni Paolo II, dal 2010 è diventata oramai consuetudine per la ricorrenza dei defunti del 2 novembre, dopo aver deposto la tradizionale corona di alloro e la corona bianca per i fanciulli volati al cielo prematuramente, organizzare nell'area antistante la Chiesa il concerto di musica sacra presentato dalla Corale Polifonica della città, al quale con emozione ed entusiasmo assistono migliaia di cittadini.
A Treviso si ricorre mangiando delle focacce particolari chiamate 'i morti vivi'.

Mercoledì 2 Novembre: COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI



La commemorazione dei defunti è conosciuta in Italia anche con il nome di Giorno dei Morti. Si tratta di una ricorrenza della Chiesa Cattolica, particolarmente sentita in buona parte dei paesi cattolici, quali l'Italia e i paesi dell'America Centrale, che si festeggia il 2 di novembre. 
In Italia, benché questa ricorrenza sia particolarmente importante per i credenti che approfittano di tale giorno per far visita ai cari defunti, il giorno dei morti non è mai stato ufficialmente istituito come una festività civile.


Origini della Commemorazione dei Defunti
In molti confondono la commemorazione dei defunti con Halloween, ma in realtà queste due ricorrenze sono dissimili fra di loro, benché cadano a distanza di pochi giorni l'una dall'altra. Halloween, infatti, cade la notte a cavallo fra il 31 di ottobre e il 1° di novembre, mentre il Giorno dei Morti cade il giorno successivo, ovvero il 2 di novembre. Una cosa accomuna queste due festività: la credenza di origini pagane che, durante tali giorni, le anime dei defunti facciano ritorno dall'al di là e si cibino degli alimenti dei vivi. Per questo, nei paesi dove la credenza è forte, sono in molti a lasciare tavole imbandite per il ritorno delle anime dei loro cari, ormai estinti.

Le tracce più antiche della commemorazione dei defunti si trovano già nel rito bizantino, sebbene la domenica prescelta per commemorare le anime di tutti i morti cadesse due settimane prima dell'inzio della quaresima, ovvero in un periodo compreso fra gennaio e febbraio. 

In seguito, la riforma cluniacense ad opera dell'abate sant'Odilone di Cluny, nel 998 d.C., stabilì che le campane delle abbazie suonassero con rintocchi funebri dopo la funzione dei vespri del 1° novembre, e che il giorno successivo fosse celebrata la messa per celebrare le anime dei defunti. 

Infatti, tale celebrazione si basa sull'idea che le anime dei fedeli che non si sono purificati del tutto dai loro peccati veniali si trovano in Purgatorio, ma possano essere aiutate a raggiungere il Paradiso tramite la preghiera e le offerte dei cari ancora in vita.

Il giorno dei morti in Italia

In Italia, la commemorazione dei defunti è una ricorrenza molto sentita. Segue il 1° di novembre, ovvero la festa di Ognissanti, ed è un giorno di raccolta e di preghiera, durante il quale i credenti omaggiano il ricordo dei loro cari estinti. 

Durante tale giorno, è consuetudine fare visita ai cimiteri locali e portare doni alle tombe, per lo più fiori. Oltre a far visita alle tombe nei cimiteri locali, in alcune regioni italiane, i credenti rispettano alcune sono tradizioni locali molto radicate, che accompagnano da sempre questa particolare ricorrenza. 

In Sicilia, ad esempio, si preparano dei dolciumi chiamati "dolci dei morti", per lo più frutta di Martorana e altri dolci fatti con la pasta di mandorle. Inoltre, si ha la credenza che i defunti tornino indietro per fare dei regali ai bambini.

Nella provincia di Massa Carrara si crede che i defunti tornino indietro e che chiedano alle loro famiglie di distribuire cibo ai bisognosi, in loro nome.

Sull'Argentario, i bambini orfani indossavano un abito speciale con un'enorme tasca realizzata sul davanti, che veniva riempita di dolci e cibo. Tale usanza è andata via, via scomparendo.

In Abruzzo, era tradizione intagliare le zucche, esattamente come avviene durante Halloween.

Nella zona di Treviso, è consuetudine mangiare delle focacce chiamate "i morti vivi".

Il giorno dei morti nei paesi dell'America Centrale

La commemorazione dei defunti è particolarmente sentita anche nei paesi dell'America Centrale, quali il Messico, la Costa Rica, El Salvador e l'Honduras.

In questi paesi, il giorno dei morti ha radici molto lontane nel tempo e risale ancor prima della conquista ad opera degli Spagnoli. Infatti, gli antichi mesoamericani avevano un grande rispetto per la morte e il suo culto era estremamente importante nella loro società. Si credeva che le anime dei defunti avessero sorte differente l'una dall'altra, non tanto in base al comportamento tenuto in vita, ma in base al modo in cui era avvenuto il trapasso. 

Si credeva inoltre che le anime continuassero a vivere dopo la morte, per cui le tombe dei defunti erano sempre accompagnate da oggetti che potevano essere o oggetti cari al defunto, o utensili necessari alla vita nell'al di là. 

Quando gli spagnoli arrivarono nelle Americhe, fusero il rito cattolico a quello degli indigeni locali, per cui le usanze mesoamericane che omaggiavano i defunti e il loro ritorno dall'al di là continuarono a sopravvivere, ma la data di celebrazione venne fatta coincidere con quella "europea" del 2 novembre, giorno successivo a Ognissanti.

domenica 23 ottobre 2016

La pieve di Sasso, comune di Neviano degli Arduini, (PR)



E' una pieve romanica dedicata a Santa Maria Assunta, documentata per la prima volta in uno scritto del 1004 e successivamente ricostruita nel 1082 ad opera di Matilde di Canossa.

La pieve è realizzata in pietra non lavorata, con copertura in lastre d’ardesia, mentre internamente il soffitto sfrutta le tradizionali capriate in legno. 

Fino al XIV secolo fu anche luogo di sosta per pellegrini e viaggiatori che percorrevano l’antica strada di Linari, un collegamento fra Parma e la Toscana, che attraversava il passo del Lagastrello.


venerdì 29 luglio 2016

GIUBILEO 2016: GLI OCCHI DI GESÙ


Era luglio. Passeggiavo lungo il fiume, imponente. La forte siccità di quell’anno non aveva succhiato forza al suo silenzioso andare. Ci sono vene sotterranee che non si estinguono mai. Guardavo il fondo: pietre, composte, levigate dagli anni. E cielo, riflesso. Pietre, pesanti, come un cuore caduto in basso. Cielo, leggero, come un cuore richiamato alla vita. “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra”, aveva detto il profeta. Rannicchiata sotto una chioma di verde, una donna contava le sue lacrime, ultime briciole di un passato lontano. Lavato, per sempre. Mi dice il suo nome, Marie. Da anni sfidava un “Dio”, se c’era. La sua era stata una cocciuta resistenza all’Amore, con le armi tenebrose del peccato. Poi, l’angoscia, la solitudine, il dolore, a uccidere la sua anima già morta. E così l’ultima decisione, presa davanti alla materna scultura della Madre: “Vengo da Te, portami a Gesù. Se esiste”. Voleva vedere i Suoi occhi. Per questo, quel giorno di luglio, aveva calcato quella terra benedetta, all’ombra di un santuario. Mentre lei si raccontava, in me notteggiava un sottofondo: “Ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue”. Entrò in un confessionale, uno dei tanti, come uccellino tremante. Gli occhi bassi, per la paura di guardarsi, di essere guardata, di essere giudicata. Giudicata. Una voce calda, paterna le sciolse il nodo in gola. “Per la prima volta nella mia vita cominciai a confessare i miei peccati”. Ad ascoltarla, ai bordi della sua anima, un sacerdote. Man mano, le parole smozzicate fuoriuscivano insieme alle lacrime, interrotte dai singhiozzi. “Voglio vedere i Tuoi occhi, Gesù Cristo”. Questo tormento l’aveva spinta fin lì. Ora tutto era consegnato. Non restava che alzare la testa. Parole di conforto, di perdono le sollevavano il volto. E la vita. Lei apre gli occhi. E incontra lo sguardo del sacerdote, luce concentrata in un volto. Perdono fatto carne. “Sentii in me scorrere il Sangue di Gesù, che aveva lavato i miei peccati. Gli occhi di quel prete non li dimenticherò mai”. Poi, una richiesta discreta di quel sacerdote: “Preghi per me, che da alcuni anni ormai sono diventato cieco”. A questo pensava, commossa, sotto quella chioma di verde: aveva visto gli occhi di Gesù.

Tratto da Cenacolo GAM

domenica 17 luglio 2016

Chiesa di Santa Maria in Purocielo, o di Gorgognano. (Brisighella)


Vi si arriva percorrendo una stretta strada asfaltata che risale il Rio di Cò, stretta e selvaggia valle interna con punti panoramici notevoli, che in circa 3 Km (ultimi 1,5 non asfaltati) ci porta appunto alla chiesa di 

Santa Maria in Purocielo.
E' una piccola e semplice chiesa di campagna: 

questi luoghi nell'ottobre del '44 sono stati teatro di aspri combattimenti.
Il sito è punto di arrivo di un 'escursione intitolata "il sentiero dei Partigiani" (segnavia CAI 579).

domenica 3 luglio 2016

Santa Maria Assunta in Positano (SA)



Secondo la tradizione popolare, un veliero proveniente dall’Oriente con un carico di cui faceva parte anche un’icona della Madonna, al largo di Positano dovette fermarsi per una prolungata bonaccia. Mentre si cercava inutilmente di far ripartire la nave, si udì una voce: “Posa! Posa!”. A quel punto la nave si orientò verso terra e riprese a muoversi. Giunti a riva, pensando che fosse volontà della Madonna di fermarsi là, consegnarono al popolo l’icona che fu accolta come protettrice di Positano.

GIUBILEO 2016 “SIATE MISERICORDIOSI”


“Siate misericordiosi, com’è misericordioso il Padre vostro”, è l’esortazione di Gesù (Lc 6,36). La misericordia è da assumere e da vivere come comandamento dell’amore fraterno. Nel linguaggio corrente, la misericordia è identificata con la compassione o il perdono: una visione valida, ma riduttiva. Misericordia è il cuore di un padre (Dio) o di un fratello (Gesù); è la tenerezza sulle fragilità dell’uomo, chiamato a sua volta a mostrarsi misericordioso verso il prossimo. Dio si presenta come difensore del povero, della vedova e dell’orfano, dei più indifesi, degli ultimi, con accenti continui di umanità. Lo vediamo bene nella commozione di Gesù per il figlio unico di una vedova che veniva portato al sepolcro; per Lazzaro o per il servo del centurione o, ancora, per la figlia già morta di Giairo, per la folla che lo segue dimenticando persino di mangiare. Con Gesù la misericordia diventa un valore universale. “La pietà dell’uomo è per il suo prossimo, la pietà di Dio è per ogni carne” (Sir 18,12). Tutti, nelle vesti di peccatori, possono beneficiare della misericordia: “Dio ha racchiuso tutti gli uomini nella disobbedienza per usare a tutti misericordia” (Rom 11,32). Ecco allora il suggello più alto: “Siate misericordiosi, com’è misericordioso il Padre vostro”, che diventa condizione essenziale per entrare nel regno dei cieli. Saremo giudicati in virtù della misericordia che avremo esercitato verso i bisognosi: “Avevo fame…, avevo sete…, ero nudo…”, nei quali si muove Gesù stesso (Mt 25, 31- 46). Nella Bibbia spesso si sente parlare della Giustizia di Dio. Questo termine non va inteso nel significato di capacità punitiva di Dio. Per quel significato la Bibbia usa un altro termine, la collera di Dio. Quando la Bibbia parla di Giustizia di Dio si riferisce alla misericordia di Dio, perché Dio è amore e quando agisce mosso da giustizia lo fa secondo la sua natura, quindi con amore e misericordia. Si dice pertanto che in Dio non c’è giustizia senza amore. E nel cuore di Dio, la misericordia è amore che trabocca.

sabato 25 giugno 2016

GIUBILEO 2016: LA VENUTA DELLA MISERICORDIA


“Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,21).

Siamo immersi nel mistero della storia di salvezza, plasmati come fragili vasi di creta, ma nello stesso tempo, partecipi del mistero della divina grazia e della divina misericordia. Si sono manifestate, dice l’apostolo, la bontà e l’umanità di Dio nostro Salvatore. 

Il Verbo incarnato è la manifestazione suprema dell’amore di Dio che, assumendo la nostra natura con tutto il suo peso di miseria, viene a cercarci e a sollevarci. Quale disegno grande e consolante! San Bernardo con un’immagine molto eloquente diceva: “Dio Padre ha inviato sulla terra un sacco, per così dire, pieno della sua misericordia, un sacco che fu lacerato durante la Passione, perché ne uscisse il prezzo del nostro riscatto; un sacco certo piccolo, ma pieno, se c’è stato dato un bimbo (Is 9,5) in cui però “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9)”. 

Il Vangelo secondo Giovanni proclama solennemente: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). Il Verbo incarnato è la risposta al profondo anelito dell’uomo. Immersi in questo mistero, abbiamo bisogno di imparare ad accogliere in noi la vita divina per divenire a nostra volta piccoli sacchi ricolmi di misericordia, sacchi rigonfi, che si squarciano per nutrire tutti i miseri, affamati di amore e di perdono.

Anna Maria Cànopi