La causa della miopia sta nell’adattamento della messa a fuoco (capacità di accomodazione) sulle distanze che normalmente vengono utilizzate nella vita quotidiana. Lo confermano degli studi accreditati da autorevoli riviste di optometria le quali riportano anche statistiche dove si evidenzia come la miopia aumenti di pari passo con il grado di scolarizzazione e quindi di impegno visivo sulle corte distanze, tipiche di chi legge libri, giornali (ma non i calendari!!) o usa attrezzature elettroniche. Altre analisi, eseguite su numerose tipologie di animali comprese le scimmie (queste ultime rappresentano l’anello della catena biologica più vicina all’uomo), ci dicono come sia possibile variare a piacimento il potere di messa a fuoco semplicemente aumentando o diminuendo lo stato di accomodazione del soggetto dell’esperimento, ad esempio costringendolo a guardare attraverso lenti “negative” come quelle normalmente assegnate a soggetti miopi per vedere “a fuoco” da lontano. Questi studi tendono a provare una diretta correlazione tra il “confinamento visivo” - come lo stiamo vivendo noi oggi all’interno della attuale società tecnologica ed informatica - e l’utilizzo di lenti negative, quelle che, ai miopi, al 99%, vengono prescritte per “curare” la loro miopia.
Con questo blog, io vi voglio far conoscere la cultura e la lingua italiana nel mondo, giacché l'Italia è una grande potenza culturale, troppo spesso inconsapevolmente...
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sabato 25 giugno 2016
martedì 27 ottobre 2015
IN CUCINA NON TUTTI SANNO CHE…BANANA
È il frutto di una pianta di origine asiatica, oggi diffusa nelle aree tropicali di tutto il mondo. La banana, come altri frutti tropicali, viene raccolta prima della maturazione (buccia verde), perché continua a maturare anche dopo essere stata raccolta. Via via che matura, l’amido presente nel frutto si trasforma in zucchero e la buccia si assottiglia. La banana, contrariamente a quanto si crede, ha un modesto contenuto calorico, ma una discreta quantità di vitamina A e un buon apporto di potassio.
CONSIGLI
Le banane non vanno conservate in frigo, perché la buccia annerisce subito. Per conservarle al fresco dovete perciò metterle in un contenitore a chiusura ermetica; oppure sbucciatele e avvolgerle molto bene in alluminio. Quelle già molto mature, invece, potete riporle in frigo: in questo modo arresterete la maturazione e potrete conservarle più a lungo, anche se la buccia annerisce.
Dato che la polpa di questo frutto si ossida rapidamente, diventando nera, quando la mettete nella macedonia o in un’insalata di frutta irroratela con del succo di limone.
Le banane verdi maturano più rapidamente se rimangono a contatto con quelle molto mature. In alternativa, avvolgetele in un canovaccio umido e tenetele all’interno di una busta di carta.
Se preparate le banane schiacciate, usate una forchetta d’argento per evitare che anneriscano.
Potete surgelare le banane mature ridotte in poltiglia e irrorate con succo di limone: all’occorrenza potrete usarle per preparare dei dolci.
Se le banane stanno per marcire, surgelatele per mangiarle poi fredde, come se fossero un gelato.
venerdì 23 ottobre 2015
IN CUCINA NON TUTTI SANNO CHE… CASTAGNA
È un frutto molto usato in gastronomia, sia per preparazioni dolci che salate (in quest’ultimo caso è generalmente usato come ingrediente per raffinati ripieni). Il castagno è una pianta tipica delle regioni mediterranee, in Italia è particolarmente diffusa nelle zone appenniniche. Il frutto, la castagna, è contenuto nel riccio, un involucro spinoso di forma sferica. Quando il frutto è maturo (ottobre-novembre), il riccio si secca e si apre lasciando uscire la castagna. Esistono molte varietà di castagne che si possono dividere in due grandi gruppi: le castagne vere e proprie e i marroni. Le prime, solitamente, non sono molto grandi, hanno una buccia spessa di colore bruno scuro e la pellicola interna ben attaccata alla polpa che è davvero saporita. I marroni, invece, sono più grossi e tondeggianti con la buccia di colore chiaro e striature brune; la pellicola interna si stacca facilmente dalla polpa che risulta meno saporita, ma più dolce. Le castagne hanno un alto valore energetico, perché sono ricche di carboidrati.
CONSIGLI
Le castagne si raccolgono in autunno, ma se volete conservarle fino a dopo Natale, lasciatele immerse in acqua per qualche ora, poi lasciatele sgocciolare e asciugare per circa 12 ore e, infine, mettetele in un contenitore con della sabbia: in questo modo resteranno intatte per alcuni mesi.
È difficile sbucciare le castagne: per farlo più facilmente fatele cuocere per qualche minuto in acqua bollente con l’aggiunta di 1 cucchiaio di olio.
Prima di arrostirle in padella, incidete con la punta del coltello la buccia.
Per dare un sapore gradevole alle castagne lessate, aggiungete all’acqua di cottura un bicchierino di liquore all’anice o un pizzico di semi di finocchio.
lunedì 5 ottobre 2015
IN CUCINA NON TUTTI SANNO CHE… IL CETRIOLO
Questo vegetale era conosciuto fin dall’antichità e sembra crescere spontaneo in alcuni luoghi alle pendici dell’Himalaya. Lo coltivavano gli Egizi e successivamente fu conosciuto dai Greci e dai Romani. La pianta che lo produce ha il fusto erbaceo con andamento rampicante; le foglie sono grandi e palmate. Il frutto è di varie dimensioni, di colore verde, in alcune varietà bianco; la forma è cilindrica oblunga. La buccia, con piccoli rilievi striati quando sono immaturi, diventa liscia a maturazione. La polpa è bianca, soda, croccante e ricca di molti semi centrali distribuiti su tutta la lunghezza. Il cetriolo è consumato generalmente crudo, conservato in salamoia o sott’aceto (in questo caso però va colto immaturo, cioè molto piccolo).
CONSIGLI
Quando acquistate i cetrioli fate attenzione che non siano troppo maturi e grossi, poiché sono più acquosi e meno saporiti; in questo caso dovrete consumarli tagliandoli a dadini dopo aver tolto tutti i semi.
Per valutarne la freschezza, controllate che siano duri al tatto e con la buccia perfettamente liscia.
I cetrioli di forma cilindrica sono più dolci di quelli di forma affusolata.
Per togliere l’amaro basta mettere le fettine a strati in un colino, salare tra uno strato e l’altro con sale fino, poi sciacquare dopo almeno un’ora con acqua fresca. Questo procedimento rende i cetrioli anche più digeribili, ma meno croccanti.
Sempre per togliere l’amaro potete mettere le fette a bagno nel latte per circa 10 minuti.
Il loro gusto sarà più forte se li salate poco prima di servirli a tavola.
Se li conservate sotto aceto, forateli con un ferro da maglia per far penetrare meglio il liquido.
Se nel contenitore di vetro mettete anche semi di senape nera, i cetrioli non formeranno muffa.
La buccia del cetriolo è lassativa e può essere irritante per certi intestini fragili. Prima di consumarlo è meglio sbucciarlo.
Il Cantharellus cibarius.
Il Cantharellus cibarius (volgarmente gallinaccio, gallitula, galletto, gialletto, gaddiniedde, finferlo o garitula) è uno dei funghi più conosciuti; senza dubbio la specie è raccolta e mangiata ovunque.
Riesce eccellente cotto in olio, prezzemolo, aglio e peperoncino, da solo o come contorno.
Si presta bene alla conservazione, sia sotto aceto che essiccato. In quest'ultimo modo viene utilizzato per condire varie pietanze o altri funghi, per tale ragione è detto "il prezzemolo dei funghi".
A PROPOSITO DI ALIMENTI
Il fico è il dono di una pianta originaria della Turchia che produce delle infiorescenze che, ingrossandosi, formano siconi commestibili (fichi) impropriamente chiamati frutti. Quelli che maturano a fine primavera si definiscono “fioroni”; quelli di tarda estate sono i “fichi veri”, mentre quelli autunnali sono detti “cimaroli”. Si conoscono molte varietà di fichi, alcune a “buccia bianca”, altre a “buccia nera”. All’acquisto verificate che il fico sia morbido, paffuto e di giusta maturazione: se è troppo acerbo può provocare afte in bocca, se è troppo maturo può causare problemi digestivi.
domenica 4 ottobre 2015
IN CUCINA NON TUTTI SANNO CHE… CAPPERO
È un arbusto selvatico, forse originario dell’Asia Occidentale, con andamento strisciante o rampicante; vegeta in climi mediterranei e in luoghi aridi e sassosi: lo si può vedere abbarbicato anche sui vecchi muri diroccati delle nostre città e campagne. Le foglie sono ovali (quasi rotonde), verdi e provviste di due piccole spine alla base del picciolo; i fiori, primaverili, sono grandi e rosati. In cucina si utilizzano i boccioli ben chiusi, conservati in salamoia, sotto sale o sotto aceto. Il cappero più pregiato è quello dell’isola di Pantelleria che è stato riconosciuto IGP nel 1996. Un tempo i boccioli di ginestra e di una varietà di nasturzio (cappuccina) venivano messi sotto aceto: erano chiamati “capperi tedeschi”. I capperi stimolano l’appetito e favoriscono la digestione. Nell’Africa settentrionale sono impiegati come rimedio contro i disturbi dell’apparato gastro-intestinale.
CONSIGLI
I capperi più piccoli sono i migliori: quelli chiamati “Nompareille” e “Surfine” sono di qualità superiore. I più grandi, invece, hanno indubbiamente meno sapore.
Prima di usare i capperi sotto aceto o in salamoia, dovrete sciacquarli con acqua fredda e asciugarli, a meno che la ricetta non preveda pure l’utilizzo del liquido di conservazione. Anche i capperi sotto sale vanno sciacquati in acqua fredda e poi asciugati.
I capperi non vanno mai messi “a cuocere” con gli altri ingredienti, ma aggiunti solo alla fine e, semmai, vanno appena scaldati: in caso contrario perderebbero il loro caratteristico sapore diventando, talvolta, anche amari.
Acquistate vasetti piccoli, perché, una volta aperta la confezione, il loro aroma evapora un po’.
IN CUCINA NON TUTTI SANNO CHE…IL LIMONE
È il più noto e usato tra tutti gli agrumi; originario dell’India settentrionale, si è poi diffuso in tutte le regioni con clima temperato. Sembra che in Italia fece la sua comparsa intorno al IX - X secolo, con le invasioni arabe. La pianta, un albero sempreverde, può produrre fino a tre volte in un anno: la prima porta a maturazione i frutti, detti “primo fiore”, in ottobre; la seconda produce a marzo limoni di minor pregio, detti “bianchetti”; infine la terza, in giugno e luglio, dà frutti dalla buccia verdognola anche a maturazione e per questo sono chiamati “verdelli”. Esistono molte varietà di limoni, ma tra tutti hanno ottenuto l’IGP il limone “Costa d’Amalfi”, quello di “Sorrento” e il “Femminello del Gargano”. Il limone, tra tutti gli agrumi, è quello che ha una maggiore concentrazione di vitamina C (addirittura 60 mg ogni 100 gr); poiché è costituito prevalentemente di acqua, il suo apporto calorico è assai scarso. Questo agrume è preziosissimo anche in cucina: è indispensabile per evitare l’ossidazione (annerimento) di verdure e frutta, ed è un valido sostituto dell’aceto nella preparazione di alcune salse, in cui entrambi si possono usare indifferentemente. È migliore dell’aceto, invece, per condire pesci, crostacei e verdure dal sapore delicato. Il succo di limone è utilizzato anche per “cuocere” carne cruda, macinata o in carpaccio, e pesce crudo.
CONSIGLI
Non esagerate nell’uso del succo sui cibi, perché ne potrebbe spegnere il sapore.
Non seguite la brutta abitudine di accompagnare le fritture con spicchi di limone: il suo succo le renderà mollicce. È altresì da evitare di spremere il limone sul caviale e sul salmone affumicato. Anche in pasticceria il limone è un prezioso alleato: è indispensabile per confezionare sorbetti e gelati; la sua buccia è onnipresente, grattugiata in impasti per torte e creme e la sua essenza è utilizzata in bibite e caramelle varie.
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