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domenica 14 gennaio 2018

Modo di dire! IL POZZO di SAN PATRIZIO. La leggenda.

«Papà, ho bisogno di centocinquanta euro per la revisione completa della motocicletta», disse il giovane Raimondo appena entrato in casa, di ritorno da un viaggio in lungo e in largo per l’Italia. Il padre, risentito per le pretese del figlio, sbottò, «Io vivo di stipendio, figliolo, non ho il Pozzo di San Patrizio!».

sabato 13 gennaio 2018

Modo di dire... Cose turche!

Parlare turco, fumare come un turco, bestemmiare come un turco...


Turco1 agg. e s. m. (f. -a) [dall’arabo turk (plur. di turkī) «le genti turche», che è dal pers. turkī o turk; in turco osmanico türk «turco»] (pl. m. -chi). – Della Turchia, stato storico e moderno, attualmente esteso, attraverso i due stretti dei Dardanelli e del Bosforo, dall’Europa sud-orientale all’Anatolia; dei Turchi: il territorio t.; la popolazione t.; l’economia t.; l’esercito t.; tabacco t., tappeti t.; la guerra italo-turca del 1911;

mercoledì 3 gennaio 2018

Proverbio del mese di Gennaio: "Sotto la neve, pane, sotto l'acqua, fame."


Un antico proverbio dell’inverno, che ci ricorda il tempo dei nostri nonni. La pioggia affonda, affoga e inghiottisce i semi, facendoli marcire. La neve, come una coperta, protegge dal gelo, custodisce il seme preservandolo fino all’arrivo della primavera.


Sotto la neve, le piccole piantine di frumento, ormai quasi assenti nelle nostre campagne, si addormentavano a dicembre e si svegliavano, pronte a ripartire di nuovo con l’arrivo delle prime rondini.

domenica 30 luglio 2017

PERCHE' STUDIARE L'ITALIANO IN ITALIA?!


- Perché l’italiano è la lingua dell’arte, della moda, della cucina, del cinema, della musica e del turismo.

- Per assaporare e conoscere i tesori, la ricchezza e la cultura della millenaria civiltà mediterranea.

La lista delle cose che rendono il nostro Paese così speciale

Lo spritz con l’Aperol. Il bidet. Carla Fracci. Fracchia e Fantozzi. La pasta col ragù e la pasta al pesto. La Dolce Vita. Roma Città Aperta. Cinecittà ai tempi d’oro. La storia siamo noi. Il campionato. I borghi. Le Dolomiti. Oriana Fallaci e Indro Montanelli. De Gregori, De Andrè, Gaber e Rino Gaetano. Gli 883. L’arte. I Bronzi di Riace. L’Italia di Rugby che vince con la Francia al Flaminio. Le campane della domenica. I pettegolezzi in dialetto. Il romanaccio e la favella toscana. La lingua italiana e chi la sa parlare bene. Roberto Baggio. La mamma. Il caffè. Troisi e Benigni dei tempi d’oro. Il liceo classico. Il Giorno della Civetta di Sciascia. La briscola nei bar di paese. La calza della Loren, che come lei nessuna mai. “Signora Felicita” di Gozzano, “Davanti a San Guido” di Carducci e “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza. Si stava meglio quando si stava peggio. Giovannona Coscialunga. Mario Bava, Antonio Margheriti, Joe D’Amato e tutto il filone B-Movies. Sergio Leone. Ennio Morricone. Lino Banfi quando faceva il porco e non il nonno. Bud Spencer e Terence Hill.

mercoledì 22 marzo 2017

MODI DI DIRE: “FARE LA SCARPETTA”


“Fare la scarpetta” è una simpatica espressione che ha origine nei dialetti dell’Italia meridionale. In realtà, esistono due origini possibili: la prima è una sorta di metafora e paragona la scarpa che si indossa al pane che passa nel piatto.

martedì 21 febbraio 2017

♥Carnevale♥



La parola carnevale deriva dal latino “carnem levare” (“eliminare la carne”) che anticamente indicava il banchetto che si teneva l’ultimo giorno di carnevale (martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno della quaresima.

lunedì 13 febbraio 2017

Hanno ucciso l’italiano



L'Intellettuale Dissidente - Non è una questione soltanto grammaticale: l'agonia della nostra lingua passa soprattutto per il degrado culturale in cui il nostro Paese sta lentamente affondando. Ed il governo come risolve la questione? Cambiando le regole e rendendo sempre più facile l'ammissione degli studenti agli esami di Stato.

mercoledì 1 febbraio 2017

IL DIARIO di Fiorenzo Barzanti

... racconto autobiografico, questo di Fiorenzo Barzanti, che rammenterà a tanti la difficoltà che si trovava a scuola un tempo, quando in famiglia si parlava solo in dialetto e si doveva imparare alla svelta ad aver a che fare con quella lingua sconosciuta che era l'italiano ...

Questa è la storia di un bambino che non sapeva parlare in italiano ma solo in dialetto, che non sapeva scrivere se non con grandi strafalcioni, che sapeva leggere a fatica seguendo le righe con il dito, che sapeva appena fare di conto perché suo babbo contadino analfabeta aveva bisogno di calcolare i ricavi della merce venduta al mercato.

lunedì 5 ottobre 2015

COSA RAPPRESENTA IL SIMBOLO “&”?




Nella lingua italiana rappresenta la cosiddetta “e commerciale”: in realtà deriva dalla congiunzione coordinativa latina “et” resa per mezzo di un logogramma, il nesso “et”, composto semplicemente da una “e“ più una “t” legate insieme. Prese il nome di “ampersand” nell’Ottocento, in Gran Bretagna, derivato a sua volta dalla corruzione dell’espressione "and per se and", cioè "e [il simbolo che] di per sé [è] e". And è inglese, ma “per se” è latino. In passato, l’ampersand veniva collocata al termine dell’alfabeto latino, come se fosse una lettera a sé stante; così pure nell'alfabeto inglese, dopo la zed (zeta).

Oggi, si usa di solito nei nomi di imprese commerciali.