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sabato 16 dicembre 2017

Una poesia di Alessandro Manzoni.


Cara Italia! dovunque il dolente
Grido uscì del tuo lungo servaggio;
Dove ancor dell’umano lignaggio
Ogni speme deserta non è;
Dove già libertade è fiorita,
Dove ancor nel segreto matura,
Dove ha lacrime un’alta sventura,
Non c’è cor che non batta per te.

lunedì 3 luglio 2017

Morto Paolo Villaggio, aveva 84 anni. Con Fantozzi e Fracchia raccontò «l’uomo medio» italiano

E adesso chi ci dirà più che «La Corazzata Potemkin» è una boiata pazzesca? Era una falsità cinefila, ma una verità sociologica. 

Se ne è andato oggi — in una clinica privata di Roma, all’età di 84 anni, dopo giorni di ricovero a causa del suo diabete — Paolo Villaggio, col suo corredo di stramberie, lasua moda personale, e si è portato via la maschera di Fantozzi, il travet umiliato e offeso della piccolissima borghesia nato nel corso del tempo dalla precisa osservazione della middle class angariata dal Padrone e dal fatto che egli stesso era stato un impiegato d’azienda. Era un Paperino ad orario fisso, cartoon vivente — come Chaplin, Sellers — in cui tutti ci siamo identificati nel rituale quotidiano.

sabato 15 aprile 2017

MICHELANGELO E LA SUA ULTIMA OPERA


La “Pietà Rondanini” è un’opera marmorea di Michelangelo Buonarroti, in verità essa è la sua ultima opera, una delle più commoventi e coinvolgenti. È quella che stava scolpendo al momento della sua morte ed è l’ultima di una serie che lo scultore aveva creato per il proprio monumento funebre.

mercoledì 22 marzo 2017

♥Renato Guttuso♥


"La pittura è il mio mestiere. Cioè è il mio mestiere ed il mio modo di avere rapporto con il mondo. Vorrei essere appassionato e semplice, audace e non esagerato. Vorrei arrivare alla totale libertà in arte, libertà che, come nella vita, consiste nella verità.”

martedì 7 marzo 2017

IL 7 MARZO 1974, SI SPENSE IL CANTANTE “ALBERTO RABAGLIATI“


Alberto Rabagliati (Milano, 26 giugno 1906 – Roma, 7 marzo 1974) è stato un cantante e attore italiano. Fu il primo divo della musica leggera italiana famoso in gran parte dell'Europa. Nel 1927 Rabagliati si trasferì da Milano ad Hollywood dopo aver vinto il concorso per il sosia di Rodolfo Valentino.

domenica 30 ottobre 2016

ARTE: #BellissimePitture16


Dipinto di Francesco De Lure




Bastava una sola, semplice cosa: il silenzio, il non parlare portava molto più tempo per pensare. Pensare portava più tempo ad ascoltare.

Ascoltare portava amore per l’immobilità, e l’immobilità era la strada per la risposta…

C’è un silenzio del cielo prima del temporale, delle foreste prima che si levi il vento, del mare calmo della sera, di quelli che si amano, della nostra anima, poi c’è un silenzio che chiede soltanto di essere ascoltato.

Romano Battaglia


mercoledì 24 febbraio 2016

Biscegliese

Questa maschera celebre a Napoli impersona un abitante di Bisceglie, una città pugliese i cui cittadini, con la loro parlata leggermente cantilenante, suscitavano nei napoletani un’irrefrenabile ilarità. Il personaggio era talmente amato che bastava inserire sul manifesto teatrale lo striscione “con Pancrazio il Biscegliese” per assicurare il tutto esaurito. Don Pancrazio Cucuzziello, detto appunto il Biscegliese, incarna il pugliese trapiantato a Napoli, all’epoca capitale del Regno delle Due Sicilie. Laborioso, parsimonioso e schivo nel parlare, egli resta sbalordito dalla vita della grande città, dal lusso e dai costumi poco castigati. Si sfoga con ingenui commenti ed esclamazioni di disapprovazione sul caos, il fracasso e i tumulti cittadini. I ragionamenti sui disordini urbani sarebbero anche sensati se non ci fosse di mezzo quel suo comico accento! Guercio e claudicante, Pancrazio rappresenta diversi tipi della vita provinciale: a volte è un mercante oppure un borghese di sostanziosa fortuna e, in qualche caso, un contadino arricchito. In fondo, però, nella sua indole c’è sempre l’avarizia e quell’ingenuità che lo espone facilmente ai raggiri. Indossa un abito di velluto nero con maniche, calze e berretto rossi. Data la sua età e l’andatura incerta, porta sempre con sé un bastone al quale, quasi oppresso, si appoggia faticosamente.

martedì 23 febbraio 2016

GIOPPINO


Gioppino è un simpatico personaggio che compare tra ’800 e ’900 a Bergamo ma è conosciuto anche a Brescia. Secondo la tradizione è figlio di Bortolo Söcalonga e Maria Scatoléra, vive con la moglie Margì e il figlio Bortolì. Il suo soprannome in dialetto è Giopì de Sanga. Ha anche due fratelli, Giacomì e Pisanbraga, e i nonni Bernardo e Bernarda. È un contadino rubicondo e bonaccione ma il suo lavoro non gli va proprio a genio perché deve stancarsi troppo per guadagnare poco, quindi si arrangia tra espedienti e lavoretti occasionali meno faticosi. Anche se i suoi modi di fare e il suo linguaggio sono sempliciotti e grossolani, il nostro amico è di buon cuore. All’occorrenza è lesto di mano ma sempre per difendere i deboli e gli oppressi. Amante del vino e del buon cibo, si dichiara innamoratissimo della moglie Margì. La sua caratteristica principale sono tre grossi gozzi che lui ostenta, non come un difetto fisico, ma come veri e propri gioielli tanto da chiamarli le sue “granate” o “coralli”. Il suo costume prevede calzoni corti, camicia, panciotto e giacchetta rossa. In testa porta un cappello di feltro. Ha sempre con sé un bastone per rimestare la polenta ma non disdegna di usarlo per far intendere le sue buone ragioni. Molto popolare anche nel mondo dei burattini, il nostro Gioppino, a volte, assume pure la connotazione negativa di persona furbastra e inaffidabile.


RUGANTINO


Questa maschera è romanissima e ricorda i capitani di ventura fanfaroni e contaballe. A differenza di questi, però, il nostro amico Rugantino ci mette sempre la faccia, rischia sulla propria pelle e paga di persona la sua insolenza. Non riesce proprio a tenere la bocca chiusa! Attaccabrighe, strafottente e linguacciuto rappresenta il tipico “bullo di Trastevere”. È disposto a prenderle di santa ragione pur di avere l’ultima battuta. Spaccone a parole e pavido nei fatti, cerca rogna e promette di menar le mani, ma alla fine le prende sempre e si consola con la celebre battuta: “Me n’ha date tante, ma quante je n’ho dette!”. Deve il nome alla sua “ruganza” (arroganza) e all’abitudine di “rugà” (rispondere in modo impertinente), ma in fondo in fondo è amabile e di buon cuore. All’inizio della sua carriera, Rugantino è vestito da gendarme. Indossa una lunga casacca rossiccia orlata di giallo, gilet rosso, colletto plissettato, calze a strisce orizzontali, scarpe con grosse fibbie e cappello a due punte. Col tempo assume caratteri popolari e anche il suo abbigliamento diventa più semplice. Inizia a portare consunti pantaloni al ginocchio, fascia intorno alla vita, camicia, casacca e fazzoletto intorno al collo. Anche il suo carattere si modifica: mantenendo l’atteggiamento da duro assume comportamenti pigri ma bonari diventando una maschera romana piena di sentimenti di solidarietà e giustizia.