Questa canzone "Les Feuilles Mortes" è stata scritta dal poeta surrealista francese Jacques Prévert. Nel 1945 Prévert scrisse il film "Le porte della notte" (un film di Marcel Carne - 1946), da un balletto "The Rendez-Vous" creato da Roland Petit nel 1945.
Con questo blog, io vi voglio far conoscere la cultura e la lingua italiana nel mondo, giacché l'Italia è una grande potenza culturale, troppo spesso inconsapevolmente...
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giovedì 19 ottobre 2017
domenica 8 ottobre 2017
DOMENICA E LUNEDÌ (A. Brandardi/L. Zappa Banduardi)
No, non perdetelo il tempo ragazzi,
non è poi tanto quanto si crede;
date anche molto a chi ve lo chiede,
dopo domenica è lunedì.
sabato 7 ottobre 2017
Leonard Cohen - You Got Me Singing (In Memoriam)
Per te ho sempre cantato
Anche se c’erano cattive notizie
Per te ho sempre cantato
L’unica canzone che ho mai saputo
giovedì 1 giugno 2017
Alfred De Breanski Snr (Britannico 1852-1928)
Alfred de Breanski Senior era un pittore paesaggistico distinto che divenne famoso per le sue viste splendide delle Galles e delle Highlands scozzesi; Ha dipinto anche molte vedute del Tamigi. Spesso bagnati da una piena di luce dorata, questi paesaggi di solito caratterizzano acqua e bovini o pecore su banche erbose; A volte una figura solitaria viene vista la distanza.
BIOGRAFIA di Bill Brauer
Noto a livello nazionale per i suoi dipinti figurativi sensuali, Billy Brauer è cresciuto a Queens, New York, sapendo che sarebbe stato un artista. Brauer ha frequentato la Scuola di Arti Visive di New York City ed è stato un protettore del famoso pittore surrealista Federico Castellon.
venerdì 24 febbraio 2017
AMORE TRANQUILLO
Vedete, il mio amante non fa rumore
Il suo linguaggio è sue mani
Guardo le sue dita ballare
e cercare di capire
Cerco di capire
la sua elegante balletto
Nel mio cuore sento
le parole che anela a dire
giovedì 23 febbraio 2017
La musica è un linguaggio globale
La musica è un linguaggio globale, la magica chiave che apre i cuori della gente al di là delle differenze
di nazionalità, etnìa e religione.
domenica 12 febbraio 2017
SORRIDI di Gianna Nannini
Ma dove vai dove vanno i sogni tuoi?
ti risvegli bambino perso nel tuo mattino
ragazzo mio
ti armi e vai con le croci dei tuoi eroi
passionario che sei
lunedì 6 febbraio 2017
"Una lunga storia d'amore" di Gino Paoli
Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.
martedì 13 dicembre 2016
CANZONE DELLA FATA ALBERO DI NATALE
L’ Albero di Natale era nato
e stava all’aria aperta:
mai e poi mai avrebbe immaginato
che in un giorno futuro
i suoi rami avrebbero indossato
la luce: lui pensava
che pigne brune avrebbe portato.
Oh, Piccolo Abete! La foresta
ora è così lontana,
e in questa casa, dai piedi alla testa,
ti hanno ornato i rami
di palle colorate, carta crespa,
candele illuminate,
perché è Natale: una grande festa!
Una bambola-fata sta lassù
fino al sonno dei bimbi,
poi lei (ora è vivente!) viene giù
scivolando fra i rami,
e nessun suono ormai si sente più.
Che grande meraviglia,
Albero illuminato, sei tu!
Cicely Mary Barker
domenica 13 novembre 2016
CANZONE DELLA FATA GAROFANO
Nella prima mattina,
mentre i bambini dormono,
o nella notte piena,
con la luna d’estate,
che cosa fa il popolo
delle piccole fate?
Se tu potessi scorgere
guardando silenzioso,
tu potresti vedere misterioso,
qualcosa nel giardino
che nessuno ha pensato
e che non sa nessuno:
zic zac fanno le fate
tagliando con le forbici
le piante dei Garofani!
Tagliano i rossi e i bianchi,
i doppi e quelli singoli:
guardate, constatate
se io racconto frottole!
Guardate bene i petali:
qualcuno li ha tagliati!
E chi potrebbe essere,
se non le piccole fate?
Cicely Mary Barker
giovedì 20 ottobre 2016
Fate bei sogni!
(Johannes Brahms (pron. [ˈbrams]; Amburgo, 7 maggio 1833 – Vienna, 3 aprile 1897) è stato un compositore, pianista e direttore d'orchestra tedesco.
Il critico musicale Eduard Hanslick, contemporaneo del compositore, indicò in Brahms l'antagonista della "musica avveniristica" wagneriana, ascrivibile a quel filone romantico (al quale appartenevano anche Liszt e Berlioz) che intendeva trasferire nell'opera musicale i tratti letterari e collocava il fatto musicale all'interno di un programma che, affermando l'emancipazione rispetto al rigido impianto formale classico, ricercava una maggiore libertà espressiva.
Il secondo romanticismo musicale tedesco, turbato dal titanismo estremo di Richard Wagner, è invece attraversato da una profonda intimità in Brahms, nel quale la severa continuità con la tradizione classica si armonizza con il ricorso ad accenti romantici. La musica brahmsiana, orientata a un vivido sinfonismo e segnata dal sistematico spirito di rivisitazione della struttura compositiva, meditata e sofferta, si accompagna a una tendenza a prediligere la spontaneità dei tratti della musica popolare viennese e ungherese. La trama musicale, adagiata nello spirito di riflessione e ripiegamento, esprime un senso di affettiva profondità e di dolcezza poetica (soprattutto nell'ultima produzione pianistica e sinfonica).
In realtà fu la critica a fare di Brahms un epigono del classicismo, contrapposto a Wagner. Il suo rifiuto dell'"avvenirismo" wagneriano e l'estraneità al teatro musicale ne fecero un esponente di un filone in controtendenza rispetto alle avanguardie. Dal punto di vista della tecnica musicale Brahms fu tuttavia moderno allo stesso modo dei moderni suoi presunti "concorrenti". Nella fusione delle tecniche e nella ripetizione di generi il musicista amburghese esprimeva la propria anima decadente, rivolta alla reinterpretazione del passato, ma in forme diverse e innovative.)
lunedì 25 luglio 2016
La canzone del fiore
Sono una parola pronunciata dalla natura,
poi ripresa
e custodita nel suo cuore,
per esprimerla una seconda volta,
sono una stella caduta un giorno dal cielo blu
sopra un tappeto verde.
Sono figlio degli elementi:
portato d’inverno,
partorito dalla primavera,
allevato dall’estate,
l’autunno mi mette a riposo.
Sono un dono per innamorati
e una corona nuziale,
sono l’ultima offerta dei vivi ai morti.
All’arrivo del mattino
la brezza ed io
annunciamo la luce,
la sera gli uccelli ed io le diciamo addio.
Mi libro sopra le pianure
e le abbellisco,
mando nell’aria la mia fragranza,
abbraccio il sonno
e gli occhi molteplici della notte mi guardano a lungo.
Io cerco il risveglio
per guardare l’unico occhio del giorno.
Bevo l’inebriante bagnato della rugiada
e ascolto la canzone del merlo,
danzo al ritmo del dondolio dell’erba
e sempre guardo il cielo per vedere la luce
non per osservarci la mia immagine;
una saggezza questa che l’uomo ancora non conosce.
(Kahlil Gibran)
domenica 17 luglio 2016
Questi piccoli "NIENTE"
Meglio non pensare a nulla
Che non pensa affatto
Niente è già
C'è già molto
Ci si ricorda nulla
E dal momento che tutti noi dimentichiamo
Niente è meglio
Niente è meglio di qualsiasi
Meglio non pensare a nulla
Ciò che a pensare a te
Non è un bene per me
Non vale la pena me anything
Come se nulla
Era, penso a tutto
Queste piccole cose
Chi è venuto da me per voi
Se fosse nulla
noi Shoestring
ovviamente
Non fa molto
Sono queste piccole cose
Ho messo insieme
Queste piccole cose
Chi è venuto da me per voi
Meglio di piangere di nulla
Quella risata a tutto
Piangere per niente
È molto
Ma non hai niente
Nel cuore e confesso
Ti invidio
Vi auguro tanto
Sono queste piccole cose
Chi è venuto da me per voi
Vuoi loro?
Guardate! Cosa vuoi?
Io voglio per nulla
Il mondo è niente che tu
Per essere tuo
Deve essere mezzo matto
Meglio n'penser nulla
Ciò che non ci aspettavamo pensa affatto
Niente è già
C'è già molto
Ci si ricorda nulla
E dal momento che tutti noi dimentichiamo
Niente è meglio
Niente è meglio di qualsiasi
Meglio n'penser nulla
Ciò che a pensare a te
Non è un bene per me
Non vale la pena me anything
Come se nulla
Stavo pensando di tutti
Queste piccole cose
Chi è venuto da me per voi
Se fosse nulla
noi Shoestring
ovviamente
Cà non sta facendo molto
Sono queste piccole cose
Ho messo insieme
Queste piccole cose
Chi è venuto da me per voi
Meglio di piangere di nulla
Quella risata a tutto
Piangere per niente
È molto
Ma non hai niente
Nel cuore e confesso
Ti invidio
Vi auguro tanto
Sono queste piccole cose
Chi è venuto da me per voi
Vuoi loro?
Guardate! Cosa vuoi?
Mi voglio per nulla
Il mondo è niente che tu
Per essere tuo
Deve essere mezzo matto
Di tutto un po' #358
Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,
lungo le strade da pastiglie trasformate,
dentro alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,
essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
e un dio che è morto,
ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell' estate dio è morto...
Mi han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede,
nei miti eterni della patria o dell' eroe
perchè è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l' ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
e un dio che è morto,
nei campi di sterminio dio è morto,
coi miti della razza dio è morto
con gli odi di partito dio è morto...
Ma penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi,
perchè noi tutti ormai sappiamo
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo dio è risorto,
nel mondo che faremo dio è risorto...
venerdì 10 giugno 2016
Una locandina d'epoca riguardante due opere di Pietro Mascagni
"Cavalleria rusticana" e "Zanetto"
Cavalleria Rusticana è un'opera in un unico atto di Pietro Mascagni, su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, tratto dalla novella omonima di Giovanni Verga.
Cavalleria rusticana fu la prima opera composta da Mascagni ed è certamente la più nota fra le sedici composte dal compositore livornese (oltre a Cavalleria rusticana, solo Iris e L'amico Fritz sono rimaste nel repertorio stabile dei principali enti lirici). Il suo successo fu enorme già dalla prima volta in cui venne rappresentata al Teatro Costanzi di Roma, il 17 maggio 1890, e tale è rimasto fino a oggi.
La storia che portò alla nascita di Cavalleria Rusticana è abbastanza curiosa: nel 1888 l'editore Sonzogno istituì un concorso aperto a tutti i giovani compositori italiani che non erano ancora riusciti a far rappresentare una loro opera. Mascagni, venuto a conoscenza di questo concorso a due mesi dalla chiusura delle iscrizioni, chiese al suo amico Giovanni Targioni-Tozzetti di scrivere un libretto.
Lui e il suo collega Guido Menasci scelsero come base la novella di Giovanni Verga "Cavalleria Rusticana". La cosa particolare fu che i due lavorarono all'opera con Mascagni per corrispopndenza.
L'opera fu completata appena in tempo per essere ammessa al concorso. Ovviamente, come abbiamo visto, l'opera di Mascagni fu selezionata per essere rappresentata a Roma.
Venne rappresentata la Cavalleria Rusticana nel dicembre 1917 al Teatro Reale di Madrid, anche lì con grande successo. Luigi Rossi Morelli rappresentò Alfio, il carrettiere.
Per avere un'idea del successo riscosso dall'opera di Mascagni, basti pensare che alla sua morte (avvenuta nel 1945), l'opera era già stata rappresentata più di quattordicimila volte solo in Italia.
venerdì 26 febbraio 2016
CANZONE DELLA FATA PLATANO
No, dentro il bosco non lo troverete,
e nemmeno nei campi,
nei parchi di città voi lo vedrete,
il bel Platano grande.
Alzate gli occhi sul marciapiede,
e guardate là in alto,
fra i rami, sì, lassù dove si vede
pendere quelle palle!
Con quelle il grande Plantano si orna,
quando perde le foglie,
fin quando Primavera non ritorna
con le sue meraviglie!
Cicely Mary Barker
CANZONE DELLA FATA BETULLA
C’è un albero gentile con corteccia di seta,
tutta d’argento bianco, e sopra, in tono scuro,
linee e segni che tessono una trama segreta:
è un albero, sicuro!
E si chiama Betulla, pianta bella e leggera,
che resta bella e lieve fino a quando l’Estate
comincia a scomparire, com’era in Primavera:
proprio così, guardate!
Ha amenti di Betulla, piccoli e ben serrati,
anche se quelli vecchi sono volati via,
e le sue foglie piccole, di giallo illuminate,
treman di nostalgia.
Con le ali leggere e le mani aggrappate,
sui ramoscelli esili che non si romperanno,
dondolando e volando, garbatissime fate
giocano tutto l’anno.
Cicely Mary Barker
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