domenica 16 ottobre 2016

UNA RICETTA DOLCE PER LA MERENDA DELLA SCUOLA: DOLCE AL CIOCCOLATO E CEREALI!!



Ingredienti: 
80 gr di bastoncini di crusca
80 gr di riso soffiato(anche al cioccolato)
80 gr di farina
20 gr di cacao amaro
120 gr di zucchero
80 gr di olio di semi
una bustina di lievito per dolci
3 uova
200 gr tra yogurt e latte (un vasetto da 120 gr di yogurt e 80 gr circa di latte, ma va bene anche uno solo dei due)

Procedimento:
Frullare i bastoncini di crusca e il riso soffiato fino a ridurre tutto in polvere; amalgamare alla farina; unire il cacao e aggiungere il lievito. In un’altra ciotola, mescolare lo zucchero alle uova, al latte e allo yogurt, poi unire i due composti fino a ottenere una crema omogenea. Versare il tutto in una tortiera per ciambelle, precedentemente imburrata e mettere nel forno caldo a 180 gradi, per circa 45 minuti.


UMILTÀ


È conoscenza e coscienza di come tutti noi umani condividiamo caratteristiche comuni. Il destino a termine, le emozioni, il dolore e la paura, la malattia e la fragilità, la sensibilità, ci accomunano in un “noi” di cui non dovremmo dimenticarci. Anche le emozioni positive sono le stesse per tutti, ma, pur sentendo il bisogno di condividerle, non ci rendono bisognosi della comunità come le altre. I persecutori, i violenti, i superbi, i cattivi, scordano questa fratellanza che dovrebbe renderci tutti solidali. Tutti, nei periodi fortunati, abbiamo la tentazione di sentirci unici e speciali, autonomi e infrangibili, e di scordare i bisogni degli altri e la nostra stessa fragilità. Sono gli stati di difficoltà a suonare il campanello della percezione dell’umanità. Umanità che, pur non eliminando il giudizio, apre alla comprensione. Unito all’empatia e all’esperienza, il senso di umanità ci fa riconoscere negli altri una particella di noi e anche nostro malgrado ci spinge a cercare di comunicare con loro. Sforzarci di sentirci parte della comunità che abita il mondo aiuta non soltanto a vincere la solitudine, ma ci motiva anche a lavorare per il bene di tutti. Di fatto le scoperte scientifiche come le opere d’arte sono a giovamento di tutti e anche ogni cultura è, o dovrebbe essere, a disposizione libera per la grande comunità umana. Tanto che l’UNESCO ha definito patrimonio dell’umanità, da salvaguardare, una serie di opere di tutto il mondo.


SPERANZA



Il significato più comune che si dà a “speranza” è l’attesa fiduciosa che si realizzi qualcosa di preciso che desideriamo. Quando si vede o si vive o si ottiene ciò che si è sperato, in quel momento si dissolve l’attesa e finisce la speranza. Ma sperare può anche essere un modo di sentire che pervade la nostra vita, come vedere in fondo alla via sempre una luce, una possibilità di bene. L’atteggiamento interiore di speranza, da non confondersi con l’attesa immobile di un intervento del destino, aumenta la forza, aiuta a cogliere le opportunità, si trasmette a chi sta intorno, favorendone la collaborazione. La speranza è alla base di ogni motivazione, perché è tensione positiva verso il futuro e non è da scambiare – come fa qualcuno – con rassegnazione, rinuncia, passività, fatalismo. No, questa è una virtù forte, che si rialza in volo ogni mattina, come assicura Charles Péguy, uno dei più alti cantori della speranza. Che è creatività, dà spazio alla fantasia e illumina un’attesa. Nell’immediatezza delle comunicazioni di oggi, viviamo le attese con impazienza e ansia. La speranza lancia un ponte di serenità fra l’oggi e il futuro; possiamo camminare senza anticipare delusioni. La speranza è una virtù che ci tiene in vita, è la linfa dei giorni, trasmette e infonde il coraggio per uscire dalle situazioni più “disperate” e per riprendersi dai fallimenti, dai lutti, dalle disgrazie. Sperare è collegato all’umiltà: alla coscienza che non possiamo sapere cosa la vita ci riserba e ci richiede, quale significato avranno le nostre vicende nella storia, nostra, ma anche dell’umanità. È confidare nel nostro ruolo, anche inconsapevole, nel grande misterioso disegno della vita.

LA BUONA TORTA DELLA VITA


Versa prima in un recipiente qualche libbra di speranza: un quintale di premure poi vi aggiungi in mescolanza; sovrapponi una misura abbondante di bontà e un quarto d’obbedienza senza meno occorrerà. La gaiezza è a discrezione; due o tre libbre di dolcezza. Confidenza quattro litri e, a scanso di tristezza, converrà che al buonumore si accompagni a tu per tu un tantino (un milligrammo) di pazzia e non di più. Quanto al sale, basta un grammo. Una dose in eccedenza si richiede di pazienza. Cuoci il tutto a fuoco lento, perché uguale sia il calor rimanendo equilibrata l’amicizia con l’amor.
Una simile ricetta è ben logico che faccia il modello più perfetto di piacevole focaccia. Una fetta ogni mattina a far bella la tua vita essa sola basterà.


IL GIURAMENTO


Un antico imperatore cinese fece, un giorno, un solenne giuramento: "Conquisterò e cancellerò dal mio regno tutti i miei nemici". Un po' di tempo dopo, i sudditi sorpresi videro l'imperatore che passeggiava per i giardini imperiali a braccetto con i suoi peggiori nemici, ridendo e scherzando. "Ma..." gli disse sorpreso un cortigiano "non avevi giurato di cancellare dal tuo regno tutti i tuoi nemici?". "Li ho cancellati, infatti", rispose l'imperatore. "Li ho fatti diventare tutti miei amici!". 
Un uomo aveva deciso di curare il praticello davanti alla sua casetta, per farne un perfetto tappeto verde "all'inglese". Dedicava al suo prato tutti i momenti liberi. Era quasi riuscito nel suo intento, quando, una primavera, scoprì che nel suo prato erano nati alcuni tarassachi, dai brillanti fiori gialli. Si precipitò a sradicarli. Ma il giorno dopo altri due fiori gialli spiccavano nel verde del prato. Comprò un veleno potente. Niente da fare. Da quel momento, la sua vita divenne una lotta contro i tenaci fiori gialli, che a ogni primavera diventavano più numerosi. "Che posso ancora fare?", confidò scoraggiato alla moglie. "Perché non provi ad amarli?", gli rispose tranquilla la moglie. L'uomo ci provò. Dopo un po', quei brillanti fiori gialli gli sembrarono un tocco d'artista nel verde smeraldo del suo prato. Da allora vive felice.
Quante persone ci irritano... Forse dovremmo provare ad amarle...

Bruno Ferrero

KARKADÈ


Il karkadè è un infuso preparato con i fiori di ibisco, una pianta originaria dell’Africa tropicale. Il suo habitat ideale lo trova nelle zone a clima caldo, non avendo essa bisogno di molta acqua e molte cure. Il fiore, molto bello, è di grandi dimensioni, ha la forma di un calice rosso e carnoso, l’hibiscus sabdariffa; il frutto ha la forma di una capsula. Dal fiore essiccato dell’ibisco si ottiene il karkadè, una bevanda molto diffusa, soprattutto nei paesi caldi, come l’Egitto, dove viene consumata sia calda che fredda, perché molto rinfrescante e dissetante. Questa bevanda ha un sapore lievemente acidulo, agrumato e l'inconfondibile colore rosso intenso. Il karkadè ha forti proprietà antisettiche, è ottimo per curare le infezioni delle vie urinarie, protegge la salute dei vasi sanguigni, depura l’organismo da scorie e tossine, stimola la funzione dei reni e facilita l’espulsione delle feci; inoltre, è un ottimo alleato contro l’ipertensione; ha anche ottime proprietà digestive. Il karkadè si prepara come un normale tè o tisana per infusione. Per ogni tazza d'acqua bollente, mettere in infusione una bustina di infuso o due cucchiaini di karkadè essiccato; lasciare riposare per cinque-dieci minuti; filtrare o togliere la bustina, versare il karkadè nella tazza e dolcificare a piacere. L'infuso di karkadè è buono sia caldo che freddo. Per gustare il karkadè come bevanda fredda lo si può lasciare raffreddare a temperatura ambiente e poi versarlo in una caraffa con dei cubetti di ghiaccio e, a piacere, si può aggiungere del succo di limone.


IMBRUNIRE


Coi miei pensieri
vorrei correre
su dune silenziose
per raggiungere
il dolce abbraccio del cielo
all’imbrunire
rapita
da uno scenario fatato
ove vorrei
accender le stelle,
sfiorandole appena,
per non romper l’incanto
aspettando,
nel mistero del mondo,
il rinnovarsi del giorno.

Cristina Crescentini