martedì 23 febbraio 2016

L’AZZIONE



Un Somarello, appena ch’ebbe visto che in testa d’un corteo
c’era un Cavallo, fece succede un mezzo acciaccapisto:
perché, co’ la speranza d’arivallo,
scanzò la folla e ruppe li cordoni
a furia de zampate e de spintoni.
La gente protestò: – Che modo è questo
de fasse avanti? Brutto propotente!
Co’ ’sti sistemi, sfido! Se fa presto!... –
Er Somaro rispose: – Certamente:
io m’aiuto a la mejo, mica è vero
che me posso fa’ largo cór Pensiero...

Trilussa

ODE ALLA VITA


Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

Martha Medeiros

ESSERE LA BOCCA DELLA VERITÀ


Si dice per indicare una persona che non mente, che parla con onestà e ponderatezza. La bocca della verità era una sorta di “giudizio di Dio” a cui, talvolta, un imputato doveva sottoporsi. Tra le svariate forme, una delle più comuni era costituita dalla parte anteriore di una maschera (mezza faccia in verticale) di legno o di metallo, applicata ad una porta. La bocca della maschera era aperta e comunicava con la parte opposta della porta attraverso un foro della stessa grandezza. In corrispondenza al foro, aderente alla porta, scorreva una lama affilata che poteva scattare o meno quando l’imputato era costretto ad infilarvi la mano. Se l’arto rimaneva mozzato, la colpevolezza era “accertata”.

HERBAE SANITATIS: UN MONDO AMICO DA RISCOPRIRE



Ciascuna erba medicinale, nel proprio ciclo evolutivo, presenta caratteri e virtù differenti in base al clima, alla stagione e ad altri elementi della natura. Il succo vitale che nutre la gemma e la trasforma in fiore, ad esempio, segue un proprio processo biologico che è importante conoscere per operare con il metodo giusto e poter utilizzare la pianta al massimo delle sue proprietà terapeutiche. La raccolta delle erbe va fatta al mattino, prima che il sole sia troppo alto e la temperatura elevata, cose che disperdono le essenze volatili. Vanno colti gli esemplari migliori, perché quando sono ben sviluppati sono ricchi di umori e principi attivi. I semi e i frutti vanno raccolti quando hanno raggiunto la piena maturazione. In genere, le virtù della pianta sono nelle gemme inturgidite; le foglie e gli steli vanno raccolti durante il pieno sviluppo della pianta; le radici, i tuberi, i bulbi in autunno prima della caduta delle foglie, perché la pianta va a riposo e cessa la circolazione delle sostanze attive; la corteccia in primavera, quando riprende l’attività vegetativa. Nelle stagioni di maggior siccità, le essenze saranno più attive, perché meno diluite per scarsità di acqua. Sarà un accurato processo di conservazione a garantire, poi che non vadano perse le ricercate virtù terapeutiche. Il metodo dell’essiccazione servirà a liberare le erbe dell’umore acquoso e a non far disperdere i principi attivi, ma a trattenerli nel tessuto morto, bloccandone la trasformazione. I nemici del mantenimento di queste sostanze sono l’aria, il calore, l’umidità, la luce, perché facilitano la dispersione dei principi volatili e favoriscono i processi di fermentazione. È in questo mondo vasto che l’uomo scrutando tra gli infiniti segreti del regno della Natura, troverà e imparerà ad apprezzare quanto gli è necessario per la sua stessa vita, perché ogni cosa gli viene donata con estrema generosità.

IL MONACO, L’ALLIEVIO E L’ASINELLO


Tanto tempo fa, un santo monaco aveva con sé un allievo, un ragazzo molto attento e ubbidiente. Un giorno lo chiama e gli dice: «Vai a prendere l’asino e andiamo in città». Il giovane prende l’asino, aiuta l’anziano monaco a salirvi e si avviano verso la città, il monaco in groppa all’asino e il ragazzo a piedi. Alla prima svolta incontrano un gruppo di persone. Qualcuno, naturalmente, ha qualcosa da ridire: «Ma guarda quanto è infingardo quel vecchio monaco: lui a cavallo, e quel povero ragazzo così gracile e delicato lasciato a piedi!». Il vecchio monaco, appena udite queste parole, scende dall’asino, vi fa salire il ragazzo e tutti e tre si rimettono in cammino. Poco più avanti incontrano altre persone: «Oh, guarda cosa si deve vedere. Un giovane sano e robusto a cavallo e un povero vecchio a piedi. Non c’è più rispetto, non c’è più carità». A queste parole il ragazzo salta giù dall’asino, aiuta l’anziano monaco a salirvi di nuovo, risale anche lui e proseguono verso la città. Strada facendo, altra gente, altri commenti: «Guarda quella povera bestia! Fra poco morirà stremata, sotto il peso di quei due fannulloni! Ci vorrebbe almeno un po’ di pietà». Il santo monaco e il ragazzo, allora, scendono in silenzio e proseguono il cammino a piedi. Ma, qualcuno non è ancora soddisfatto: «Guardate, guardate... S’è vista mai una cosa più sciocca? Quei due hanno l’asino, e vanno a piedi!». A questo punto l’anziano monaco dice al ragazzo: «Torniamo a casa». Strada facendo gli spiega: «Hai capito la lezione, figliolo? Per quanto ti sforzerai di assecondare gli altri, ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa da ridire. E allora, tu impara a tirar diritto per la tua strada e a non prestare ascolto alle chiacchiere della gente».

CANZONE DELLA FATA MORA



Ho grappoli di bacche fitte e nere
per il ricco o il povero, a piacere.

Ti strapperò il vestito, graffierò,
alle tue mani mi appiccicherò.

Ti macchierò sulle dita e la faccia
e riderò per la tua figuraccia.

Ma quando sarò fatta in marmellata,
la tua fatica sarà ben pagata.

Cicely Mary Barker

Buon pranzo! Oggi: RISOTTO ALLA MILANESE!


Ingredienti:

400 gr di riso
una cipolla
50 gr di midollo di manzo
70 gr di burro
una bustina di zafferano
un bicchiere di vino bianco secco
50 gr di parmigiano grattugiato
1,5 litri di brodo di carne
sale e pepe

Procedimento:

Fate soffriggere nell’olio la cipolla tritata e il midollo di manzo - Fatevi poi sciogliere anche la metà del burro e tostatevi il riso - Sfumate con il vino e quando è asciutto completamente cominciate a versare il brodo - Fate cuocere mescolando spesso - A cottura quasi ultimata aggiungete lo zafferano - Aggiustate di sale e pepe - Spegnete la fiamma, unite il parmigiano ed il restante burro amalgamando bene - Servite ben caldo.