Si è assai diffusa ultimamente l’etica del pensiero positivo, inteso più o meno come un mantra, se non addirittura come un amuleto. “Pensa positivo e tutto andrà come vuoi tu”, citano i manualetti per essere felici. Invece positività è tutt’altro che un rifugio: è prendere in mano le situazioni e agire in modo costruttivo, per migliorare, finché si può, senza farsi scoraggiare. Positività è non perdere mai la speranza, captare le occasioni, essere elastici e saper usare al meglio i cambiamenti, anche trasformando completamente le proprie abitudini e rinunciando ai desideri irrealizzabili. È saper rischiare mettendo in conto anche di poter perdere, senza scordare un piano di riserva. La persona positiva non perde tempo a guardare indietro, se non per capire quali siano stati i punti deboli e quelli forti. Non si crogiola nel rimpianto e nel lamento. Quando un bel periodo finisce o quando una persona se ne va, invece che piangere nel dispiacere della fine pensa alla gioia di aver vissuto giorni felici o di avere avuto accanto una persona straordinaria, e prosegue il cammino verso nuove esperienze, puntando sempre avanti, verso il futuro. La persona positiva si rende conto dei tesori che ha e non li spreca, non si perde in inutili riflessioni su perfezioni immaginarie, non spreca il tempo a inventarsi come potrebbero cambiare le persone che ha accanto: le accetta o le rifiuta e trova il modo migliore per conviverci o lavorarci. Il colore della positività è il giallo, ottimista come l’energia vivificatrice del sole.
Con questo blog, io vi voglio far conoscere la cultura e la lingua italiana nel mondo, giacché l'Italia è una grande potenza culturale, troppo spesso inconsapevolmente...
domenica 16 ottobre 2016
OTTIMISMO
Oltre a vedere il vaso mezzo pieno, l’ottimista sorride alla vita, smitizza le tristezze, scopre in tutti il lato buono, incoraggia e contagia gli altri con la sua fiducia che alla fine tutto andrà per il meglio. Ottimismo è un costante orientamento a pensare che tutto andrà bene. Questo atteggiamento è assai spesso utile e fa vivere bene. Può però esprimere il terrore delle difficoltà e del male, seguito dallo sforzo di esorcizzarli negandoli. In questo caso è una pericolosa superficialità: questo tipo di ottimista è più o meno cieco e può finire in un baratro cantando. Il vero ottimista invece è consapevole dei problemi che incontra e crede nella possibilità di risolverli. Non accetta di essere impotente, combatte e inventa strategie, fiducioso nelle proprie possibilità e nella clemenza della vita, di cui sa tener sempre presenti gli aspetti positivi. L’ottimista fa tesoro dei momenti felici e li mette in una personale banca del sorriso: in quelli neri, li tira fuori, e il patrimonio accumulato gli dà forza. Un ottimista è grato alla vita: è come se ogni mattina dicesse grazie per tutti i suoi doni, prima di tutto proprio quello di vivere. Si può educare a un sano ottimismo se stessi e gli altri, abituandosi a vedere e cercare le tante buone notizie che i giornali non riportano, a cominciare da quelle quotidiane: abbiamo mangiato, e sotto un tetto! Cercando di vedere in ogni situazione l’aspetto meno tragico, cercando senza mai scoraggiarsi soluzioni, ricordando le persone buone che abbiamo incontrato. Diceva Papa Giovanni, ora santo: “Non ho mai visto un pessimista giovare a qualcuno o a qualcosa”. Una pericolosa forma di pessimismo si manifesta nella caduta del rispetto della vita.
NOI
“Noi” è un insieme di persone che condividono uno stato: “noi”, quelli della stessa scuola, o partito, fede, famiglia... Noi del gruppo WhatsApp. Noi come squadra. Anche in un vagone di treno si delinea un temporaneo “noi”, che tale deve restare fino all’arrivo, perché il tempo scorra piacevole. Ognuno può far parte di tanti “noi” diversi anche nella stessa giornata: noi, è un gruppo come soggetto, in cui ognuno accetta le regole che permettono una convivenza gradevole e priva di incidenti. Per far parte di un “noi” è importante comprendere queste regole e adeguarvisi serenamente, senza ribellioni adolescenziali e senza volersi distinguere accentrando l’attenzione e disturbando l’armonia. Ogni “noi” è diverso dai tanti “io” che lo compongono e si relaziona con “voi” secondo le proprie caratteristiche, in cui quelle individuali si annullano se disturbanti e si valorizzano se utili alla comunità, esprimendosi in diversi ruoli, rendendo il gruppo coeso e variegato. Di fatto, questo è assai difficile da realizzare. È facile che si creino dei “noi contro” , che coincidono con altri noi “pro” qualcosa. Ma ci sono dei “noi” puramente affettivi, noi per noi. Sono la coppia, la famiglia, la comunità religiosa. C’è un gran bisogno che all’invadenza e alla prepotenza dell’io sostituiamo il più coinvolgente e armonico noi. Le convergenze nel noi, se non sono ben costruite, spesso scricchiolano o franano, ma se “tengono”, sono trascinanti. Certo non è facile traghettarsi dall’io al noi. Eppure, vivere in questo noi, da cui si esce ogni giorno per andare a interpretare io e noi diversi, sapendo che alla sera ci si ritorna a pigliar pace e ristoro, è una ricchezza impagabile.
LA NOTTE MAGICA DELLE STELLE
La Notte di san Lorenzo, detta anche delle “Lacrime di san Lorenzo”, è considerata la notte propizia per osservare le stelle cadenti. Nella tradizione popolare cattolica la Notte di san Lorenzo è associata al fenomeno delle stelle cadenti, in quanto considerate evocative dei carboni ardenti su cui il santo fu martirizzato. In realtà, in questo periodo dell’anno, accade che la Terra transita nella scia di residui lasciati da un asteroide o una cometa. Questi frammenti (meteoroidi), entrando a contatto con l'atmosfera, bruciano a causa dell'attrito generato dalle altissime velocità a cui viaggiano. Gli sciami meteorici provenendo dalla costellazione di Perseo, prendono il nome di Perseidi.
Quest'anno, il 10 agosto, proprio in coincidenza con la Notte di san Lorenzo, è atteso il fenomeno della Superluna. Il fenomeno della Superluna si verifica quando siamo in presenza di due elementi contemporanei: il plenilunio (luna piena) e il perigeo (quando la luna si trova nel punto dell’orbita più vicino alla Terra). Certamente, la Luna piena posta alla distanza minima dalla Terra illuminerà il cielo e condizionerà la visibilità notturna delle stelle cadenti. Comunque sia, quest’anno lo spettacolo è assicurato: e allora, tutti col naso all’insù!
MITEZZA
La mitezza è una grande virtù e non va assolutamente confusa con la sottomissione: è piuttosto gentilezza d’animo ed esprime il desiderio di smussare i conflitti, la violenza, l’intolleranza, l’agitazione. Grazie alla mitezza possiamo sopportare con pazienza e coraggio eventi spiacevoli e persone moleste o aggressive, accettando con animo tranquillo l’inestirpabile male quotidiano. La persona mite si allontana da chi è prepotente, non dà peso alle provocazioni, mantiene la calma e controlla bene i suoi impulsi; può essere, come sosteneva Gandhi, la più forte. Il mite non dà al violento la soddisfazione di vincere, perché generalmente non combatte. La persona mite attende pazientemente e lavora in silenzio. I latini dicevano: “Solve et repete” (prima paga e poi richiedi, quando hai ingiustamente pagato). Questo può essere scambiato per passività: il mite non si getta nella mischia, la osserva e sa che finirà. Ha la forza delle betulle, che si piegano e non si spezzano. La persona mite è piacevole e può passare inosservata, perché non crea disaccordi o contrasti; in questo modo può essere più incisiva di altri, passionali e impulsivi, proprio perché il suo intervento è gentile, mai polemico. “Beati i miti, perché erediteranno la terra” (Matteo 5,5). In queste parole, miti sono i nonviolenti, che sanno perdonare e lavorare per la riconciliazione. Il mite ha il controllo di sé, ha potere su se stesso, mantiene la propria calma e serenità assai più degli altri: non anela a beni materiali, non lotta per il potere, non si intestardisce nel far prevalere le proprie idee. Ama la vita per quello che è ed è disponibile agli altri che accetta così come sono.
IL GHIOTTONE
Il Ghiottone è un carnivoro della famiglia dei mustelidi (Gulo gulo). Vive nelle foreste sub artiche dell’Europa, Asia e nord America. Misura fi no ad un metro di lunghezza e 90 centimetri di altezza, ha un corpo molto tozzo, con arti robusti e unghie forti ed appuntite. È rivestito di pelame bruno-scuro. È un abile arrampicatore ed un cacciatore molto aggressivo, tanto che non esita ad aggredire anche le renne. Caratteristica di questo animale è la capacità di secernere, attraverso delle ghiandole particolari, un liquido maleodorante che può spruzzare, sia per marcare il suo territorio, sia per attirare le femmine nel periodo dell’accoppiamento.
Bevanda all’Anguria
INGREDIENTI
1 anguria oppure mezza se molto grande
3 arance o 1 limone a piacere
foglioline di menta fresca ben lavata per decorare
PROCEDIMENTO
Tagliate a pezzetti l’anguria e privatela dei semi. Frullatela in un frullatore e filtrate le parti più grossolane. Fate raffreddare in frigo per un paio d’ore, quindi servite dopo averla mescolata un po’. Potete decorare con foglioline di menta. Questa semplice ricetta è davvero gustosa e rinfrescante. Per arricchirla potete aggiungere al frullato di anguria il succo di tre arance oppure il succo di un limone. Questi ingredienti si possono anche utilizzare negli appositi elettrodomestici che producono estratti o centrifugati.
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