La linaria è una pianta originaria dell’Europa e del nord Africa. Il suo nome deriva dal termine greco “línon” e da quello latino “linum”, che significano “lino”, datogli dagli antichi, perché le sue foglie, al momento della fioritura, sembrano riprendere la trama di un tessuto di lino. Il primo a descrivere e a classificare la specie fu il botanico scozzese Philip Miller, nei primi del ’700. La linaria è una piccola pianta dalle dimensioni tra i 5 e i 25 cm. I rametti sono ricoperti di fitta peluria e le foglie, sparse lungo il fusto, hanno una forma allungata e lineare. I fiori sono solitari o raccolti in grappoli. La loro forma è simile a quella della bocca di leone: ogni fiore è composto da un labbro inferiore rigonfiato e da uno sperone superiore. Il fiore può essere di diversi colori: giallo, porpora, azzurro, arancione. In Italia, la si trova tipicamente nei luoghi alpini sassosi, allo stato spontaneo, ma anche lungo i bordi delle strade e nei sentieri di campagna. Come pianta selvatica, diffusa in campagna, nel corso dei secoli, trovò largo impiego nella medicina popolare. Essa veniva utilizzata per i disturbi della pelle, gli edemi, le epatiti, per i problemi alla cistifellea. Come impacco esterno veniva adoperata per le eruzioni cutanee, le piaghe e le ulcere. Oggi, come rimedio omeopatico, viene usata per il trattamento delle eruzioni cutanee, in caso di nausea e di sonnolenza. Un tempo veniva usata anche a scopo alimentare: il fiore, dal sapore acre è commestibile e si può consumare condito a insalata. Va però raccolto all’inizio della fioritura.
Nel linguaggio dei fiori, la linaria simboleggia la caparbietà e la testardaggine. Questo significato è dovuto alla grande capacità riproduttiva della pianta, che riesce a crescere e diffondersi anche in ambienti ostili.


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